Asia/Myanmar-I militari prendono il potere: stato di emergenza, in un clima di attesa. I cristiani chiedono “giustizia e pace”

Asia/Myanmar-I militari prendono il potere: stato di emergenza, in un clima di attesa. I cristiani chiedono “giustizia e pace”

Yangon “Non c’è protesta nè assembramento per le strade di Yangon. Le linee telefoniche sono isolate in tutto il paese e solo a Yangon e nella capitale Naypydaw funzionano. Vediamo però una forte reazione della gente sui social media. I militari hanno detto che terranno il potere per un anno, secondo lo Stato di emergenza previsto nella Costituzione, per controllare tutte le irregolarità del voto, che la Commissione elettorale ha negato. Per ora la gente sembra piuttosto disorientata, ma non c’è tensione per le strade. C’è un clima di attesa”: così Joseph Kung Za Hmung, laico cattolico birmano, Direttore del giornale birmano “Gloria News Journal”, con sede a Yangon, descrive all’Agenzia Fides la situazione che si vive nella città dopo l’intervento militare che gli analisti descrivono come “colpo di stato”.
Dalle 4 di questa mattina, 1° febbraio, mezzi blindati dell’esercito pattugliano i centri nevralgici di Yangon e soprattutto della capitale Naypydaw, dove domani, 2 febbraio, doveva tenersi l’insediamento del nuovo Parlamento: I leader della Lega nazionale per la democrazia, tra i quali Aung San Suu Kyi e il presidente U Win Myint, sono stati arrestati ed è stato dichiarato lo “Stato di emergenza”. L’autorità sul potere legislativo, amministrativo e giudiziario del Paese sono trasferiti al Comandante in capo dei militari, il generale Min Aung Hlaing, fino a quando – spiega un comunicato delle Forze armate – non verranno intraprese azioni contro le irregolarità delle elezioni. Secondo “Tatmadaw” (come vengono chiamate le Forze armate birmane) il voto dello scorso novembre sarebbe stato stravolto e inficiato a vantaggio della Lega Nazionale per la Democrazia. In un messaggio attribuito alla leader Suu Kyi, apparso sulla pagina Facebook della Lega, l’ormai ex Consigliere di Stato avrebbe invitato il popolo a reagire ma è molto difficile che ci sia la possibilità di farlo, né è facile poter attribuire la frase alla Nobel che si trova agli arresti in luogo finora sconosciuto.
Aggiunge Joseph Kung Za Hmung a Fides: “Nei giorni scorsi vi erano stati segnali dei leader militari in tal senso. Per ora i cittadini sono in attesa, in quanto si teme che una protesta di massa potrebbe anche sfociare in un golpe definitivo, che vedrebbe i generali al potere per decenni, con la fine dell’esperienza democratica nella nazione. I cristiani , come gli altri cittadini, sono in attesa di evoluzioni. Il Cardinale Charles Maung Bo, nostro leader, si trova nello stato di Kachin per una visita pastorale ed è irragiungibile. Speriamo e preghiamo che giustizia e pace trionfino sempre. Tutti simo invitati a vegliare e pregare. Come comunità cristiana, in questa fase incerta, coltiviamo la fervente speranza e preghiera per una soluzione pacifica, nel bene di tutti”
Che i militari potessero intervenire era diventato chiare già venerdì scorso, 29 gennaio, quando carri armati e blindati avevano iniziato a presidiare aeroporto e lato Nord dell’ex capitale e mentre le strade d’accesso a Naypyidaw, la sede del Parlamento, venivano sigillate. Con la scusa della quarantena intanto, anche i deputati eletti erano stati bloccati nelle stanze d’albergo della capitale dove si trovano in attesa di un insediamento che non si terrà. In realtà gli eventi erano già precipitati nella notte di giovedì 28 gennaio, quando un tentativo di mediazione tra militari e civili era naufragato in un nulla di fatto: emissari di Tatmadaw e del partito di maggioranza si erano incontrati per risolvere il contenzioso sul voto di novembre, del quale i militari chiedono l’annullamento. I militari chiedevano lo scioglimento dell’attuale Commissione elettorale e la predisposizione di un riconteggio dei voti da svolgersi sotto egida dell’esercito . La Lega aveva rifiutato accettando solo di rinviare di un giorno l’insediamento del Parlamento, da lunedi a martedi 2 febbraio. Ma la calma tesa del week end – che aveva fatto ben sperare – era in realtà servita solo a preparare la logistica dell’intervento armato.
(Agenzia Fides)

Redazione

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