L’emigrazione per tutta la vita e per professione: a colloquio con Alessandra Attias

L’emigrazione per tutta la vita e per professione: a colloquio con Alessandra Attias

– di Giulia Verticchio

MONTREAL– “Nata e cresciuta a Roma, frequentando il Lycée Chateaubriand, papà ebreo, italiano di Livorno, nato a Cartagine, mamma francese. Alessandra Attias ha 4 cittadinanze (Italia, Francia, Tunisia, Israele) ed è in attesa della quinta, quella canadese”. Ad intervistarla è stata Giulia Verticchio per “Il Cittadino canadese”, settimanale diretto a Montreal da Basilio Giordano.
“D. Il tuo percorso è molto articolato come sembra?
R. “Ho preso un Bac in Francia in lingue straniere, quindi parlo italiano, inglese, francese, spagnolo, portoghese ed ebraico. Poi ho studiato Business Communication a Londra e ho fatto l’MBA in ebraico/inglese. Il mio ex marito è un ebreo nato in Israele di origine indiana. Ho vissuto 13 anni in Israele, da mamma, lavorando nel marketing e nella tecnologia. Mio figlio ha l’aspetto più indiano, mia figlia invece sembra tunisina. La mia famiglia è l’ONU!”
D. Perché sei venuta a Montréal?
R. “Il Canada è dove ho deciso di crescere i miei figli. Avevo molte amiche d’infanzia a Montréal che erano con me a Roma o a Parigi, è stato molto naturale”.
D. Come sei diventata una professionista dell’immigrazione?
R. “Quando mio padre è diventato diplomatico e sono andata via da Roma a Parigi a 16 anni, ho vissuto l’immigrazione da figlia, con il trasloco, la nuova scuola… poi l’ho vissuta da studente sola a Londra, poi da giovane professionista in Israele a 26 anni, e poi da mamma in Canada. So quanto è difficile e mi ero resa conto di quante persone avessero un progetto che volevo aiutare a realizzare. Parlando diverse lingue posso servire tanti in modo più familiare. Ho preso un certificato collegiale in diritto di immigrazione e sono consulente regolamentata dell’Immigration Consultants of Canada Regulatory Council (ICCRC) e del Registre québécois des consultants en immigration. Ho la mia agenzia da quasi 7 anni, Focus Canada Immigration. Ci sono in giro molte ‘agenzie’ che promettono cose impossibili e chiedono soldi. Io sono onesta su quello che posso offrire alla gente. Nessun professionista può dare garanzie sul successo di una domanda, chi promette certezze non è serio. A tutti consiglio di rivolgersi solo ad avvocati o ad iscritti ai registri”.
D. Cosa è cambiato per te con questa pandemia?
R. “Il sistema federale si è ben adattato, ho visto rinnovi che non sarebbero stati mai accettati in tempi normali, e riforme di grande apertura. Il Québec si sta dando un po’ la zappa sui piedi con Arrima che non funziona, la riforma del PEQ, sempre più lenti, sempre più selettivi. Ho fatto tante consulenze gratuite mentre il call center del governo era chiuso e le persone non sapevano a chi rivolgersi, anche i miei colleghi… Lavorare all’immigrazione a frontiere chiuse è una nuova sfida… Ho fatto venire dei lavoratori essenziali, molte infermiere dalla Francia. Ho sempre avuto un mix di lavoro tra casa e ufficio, la differenza è che i bambini erano a scuola e non in casa a chiederti cosa si mangia! Mi manca poi il piacere di ricevere un cliente e offrirgli un caffè…””. 

Redazione

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