India Violazioni dei diritti umani e della libertà religiosa nella vita democratica della nazione”: la denuncia della società civile

India Violazioni dei diritti umani e della libertà religiosa nella vita democratica della nazione”: la denuncia della società civile

Delhi – E’ urgente sostenere i diritti fondamentali contenuti nella Costituzione indiana in una fase critica per la vita democratica della nazione, in cui i diritti umani e le libertà di espressione di coscienza e di religione sono violate: è quanto affermano numerose organizzazioni della società civile, associazioni per la tutela dei diritti umani, forum di Chiese e comunità religiose, all’indomani della 72a Festa della Repubblica, che la nazione ha celebrato ieri, 26 gennaio.
Lo stesso giorno del 1950 la Costituzione entrò in vigore, fu una svolta nella storia indiana quando si adottarono leggi che garantiscono i diritti fondamentali e le libertà civili. Allora il Presidente Rajendra Prasad, il primo presidente indiano, osservò nel suo discorso della Festa della Repubblica del 1950: “La nostra Costituzione è uno strumento democratico che cerca di garantire ai singoli cittadini la libertà che è così inestimabile. L’India non ha mai perseguito l’opinione o la fede e la nostra filosofia nazionale ha spazio tanto per i devoto di un Dio personale quanto per un agnostico o un ateo. Pertanto, attueremo nella pratica, in base alla nostra Costituzione, ciò che abbiamo ereditato dalle nostre tradizioni, vale a dire la libertà di opinione e di espressione”.
“La Festa della Repubblica di quest’anno è stata celebrata sotto l’ombra di gravi violazioni dei diritti umani, che minano le garanzie democratiche offerte dalla Costituzione indiana. Il crescente dissenso da parte dei gruppi della società civile contro le leggi e le politiche governative discriminatorie e incostituzionali sta incontrando sempre più una dura risposta da parte dello Stato. Difensori dei diritti umani, avvocati, giornalisti, scrittori, poeti e studenti che condannano le azioni o l’inerzia del governo per sostenere i principi della Costituzione sono etichettati come ‘antinazionali’ e gli arresti arbitrari della polizia e i procedimenti giudiziari basati su prove inventate hanno portato alla condanna internazionale”, nota una rete di organizzazioni indiane e internazionali in una nota inviata a Fides. Fra gli arrestati vi è anche l’83 enne gesuita p. Stan Swamy, che ha sempre difeso, in tutta la sua vita, i diritti degli adivasi e dei dalit, oggi accusato di sedizione e terrorismo.
Rileva l’organizzazione di ispirazione cristiana “Christian Solidarity Worldwide” in un messaggio inviato a Fides: “In seguito all’introduzione del controverso Citizenship Amendment Act (CAA) nel 2019, che viola gli articoli 14 e 15 della Costituzione che tutelano il diritto all’uguaglianza e il diritto a non essere discriminati rispettivamente per motivi di religione, i musulmani in India continuano ad affrontare una crescente discriminazione a causa della loro fede”. CSW ricorda un episodio emblematico: nell’ottobre 2020, le case appartenenti a sessantaquattro famiglie musulmane nel villaggio di Bharasingri, distretto di Sonitpur, Assam, sono state demolite, con la conseguenza che oltre 500 persone sono rimaste senza casa. I media locali hanno riferito che il Bharatiya Janata Party (BJP) ha condotto una campagna accusando i musulmani di essere ‘immigrati illegali del Bangladesh’ prima della demolizione”.
“L’articolo 25 della Costituzione protegge il diritto alla libertà di religione o di credo in cui tutte le persone hanno ugualmente diritto alla libertà di coscienza e il diritto di professare, praticare e diffondere liberamente la religione”, si afferma. “Tuttavia, i cristiani sono vittime di attacchi mirati alla loro fede in tutto il paese e in particolare nell’India rurale, dove possono affrontare l’ostracismo permanente che influisce sui loro mezzi di sussistenza. La retorica dei partiti nazionalisti che hanno la maggioranza nel paese, come il BJP, o delle organizzazioni estremiste indù come RSS è la fonte centrale di incitamento all’odio e all’intolleranza nei confronti delle minoranze religiose, e ha alimentato le tensioni comunitarie, attirando persino preoccupazioni dai detentori del mandato delle Nazioni Unite”, denuncia la rete della società civile.
John Dayal, attivista cattolico e scrittore indiano per i diritti civili, dichiara a Fides: “Non so cosa sia più inquietante: la terribile situazione dell’India nello standard per il rispetto dei diritti umani e della libertà di religione o di credo, o l’aggressivo diniego del governo. L’attuale governo federale e molte delle amministrazioni regionali arrestano scrittori, intellettuali, giornalisti e attivisti, grazie a tribunali di primo grado che negano loro la libertà su cauzione. I musulmani sono il principale oggetto di odio e violenza, mente sacerdoti cristiani continuano a essere molestati, aggrediti, ostracizzati e detenuti con accuse futili. La festa della Repubblica di ieri è stata segnata da proteste di massa di fronte allo strapotere a dello Stato. Nel 2020, furono le donne a guidare la protesta, quest’anno è la comunità dei contadini a contestare tre leggi che hanno un grave impatto sull’agricoltura”.
Le Ong e i gruppi religiosi si dicono “profondamente preoccupati per l’erosione dei diritti e delle libertà fondamentali sanciti nella Costituzione”, ed esortano il governo indiano “a sostenere i sacri principi contenuti in questo documento che lega i suoi cittadini alla ricerca della giustizia, della libertà, dell’uguaglianza e della fraternità, e per garantire che il Paese non si allontani dalla visione su cui è stata costruita l’India”.
(Agenzia Fides )

Redazione

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