Festival di Sanremo n.1

Festival di Sanremo n.1

I pochi avventori, che la sera del 29 gennaio 1951, al prezzo di lire 500, si assicurarono un tavolo nel Salone delle Feste del Casinò Municipale di Sanremo, non immaginavano di vivere un momento storico, uno di quelli che costituiscono un vanto per tutta la vita, tanto da  poter affermare: “Io c’ero”. La dice tutta il fatto che già l’anno appresso, il prezzo del biglietto d’ingresso schizzerà a lire 4000, pari a 132.000 di oggi se ci fosse ancora la lira (Euro 68,17). Tanto? Poco? Certo non per molti. In quei primi anni cinquanta la busta paga media si aggirava sulle 25-30mila lire. Una pensione media si aggirava sulle 5000 lire. Tram e caffè costavano 20 lire. Un chilo di carne lire 1000, pane 120, 180 la pasta e 115 il riso. L’oro era a 918 al grammo. Un cono gelato grosso 25 lire, se con panna al Mokambo di Taormina lire 50.

Tornando a quella sera, è corretto affermare che stava germogliando, il mito del “Festival della Canzone Italiana”, più conosciuto col nome di “Festival di Sanremo”. Antesignano di tutte le kermesse canore del dopo guerra che seguirono, dal Festival di Napoli (1952) al Gran festival di Piedigrotta (1962), dai vari Disco per L’estate (1964) al Cantagiro (1962), senza contare gli spettacoli televisivi aventi come base le “canzonette”; una per tutte, l’indimenticabile (prime edizioni s’intende): ”Canzonissima”.

I protagonisti di quella serata erano tutti beniamini del pubblico radiofonico.

Prima di tutto il presentatore: Nunzio Filogamo. Voce nota dell’Eiar prima e della Rai poi, divenuto famoso anche per il suo celebre saluto al pubblico: «Miei cari amici vicini e lontani buonasera, buonasera ovunque voi siate!».

Nato a Palermo nel 1902, deceduto a Rodello (CN) nel 2002, dopo la laurea in legge e pochi anni di professione, e pochissimi di teatro, approdò all’EIAR (la Rai di allora) nel 1934, dove era stato chiamato da Riccardo Morbelli per interpretare la figura di Aramis nello spettacoo radiofonico “I Tre Moschettieri”. Fu questa una realizzazione che ebbe un successo di ascoltatori straordinario, tanto che fu presente nei palinsesti per tre anni, guadagnando via via sempre maggiori consensi.

La trama era un rifacimento del  romanzo di  Alexandre Dumas padre, adattato, in veste comica, per il mezzo radiofonico da Angelo Nizza e Riccardo Morbelli. Fu il primo caso di sponsorizzazione in Italia. Infatti, il programma era offerto dalla ditta Buitoni-Perugina che per fini promozionali vi abbinò un concorso a premi, basato sulla raccolta di bellissime figurine, da raccogliere in un prezioso album, contenute nei prodotti posti in vendita dallo sponsor stesso. Centocinquanta album completi, permettevano di vincere una Topolino. Il problema era il riuscire a trovare tutte le figurine necessarie, per altro oggetto di quotazioni. Ad esempio, quasi introvabile era quella, mitica, del Feroce Saladino. Se ne fece anche un film omonimo, per la regia di Mario Bonnard, interpretato da un grande Angelo Musco e una esordiente Alida Valli.

Nunzio Filogamo, dopo l’esperienza sanremese (presenterà i festival dal 1951 al 1954 per poi tornare alla ribalta nell’edizione del 1957).

La sua carriera di presentatore continuerà con successo. Ultima apparizione nel 2000, in occasione di un’intervista per la trasmissione La vita in Diretta, all’età di 97 anni. Morirà due anni dopo.

Altro protagonista di quella memorabile serata fu il maestro Cinico Angelini e la sua orchesta. Nato a Crescentino, tra le risaie vercellesi, nel 1901, diplomato in violino presso quello che al tempo era il Liceo Musicale Giuseppe Verdi (diverrà conservatorio nel 1936) di Torino. Dopo alcune esperienze da orchestrale è chiamato a dirigere il complesso musicale che si esibisce nella più celebre sala da ballo del capoluogo piemontese, la “Sala Gay”. Questa aveva due sedi, la principale in via Pomba e quella estiva in Corso Moncalieri, nei pressi del ponte Vittorio Emanuele, vicinissima al Parco del Valentino. Per le dame, ingresso gratuito.

Collaboratore in campo musicale con l’Eiar, le cronache dell’epoca lo davano in perenne rivalità con l’orchestra di Armando Trovajoli e soprattutto con quella di Pippo Barzizza, anch’egli in Eiar. Quest’ultimo, come qualcuno ricorderà, era il padre della sinuosa soubrette “Isa”, interprete di tanti film al fianco di Totò (I due orfanelli, Fifa e Arena, Totò a Colori…).

Invitato al Festival, Angelini vi andò con la sua squadra di cantanti

Terzo punto di forza di quel primo festival furono gli interpreti e le canzoni. I primi, come detto, appartenevano tutti alla squadra del maestro: Nilla Pizzi, Achille Togliani, Duo Fasano. Voci note al grande pubblico della radio; le seconde non possono essere giudicate col metro di oggi, bensì, per onestà intellettuale andrebbero valutate nel contesto in cui nacquero.

Nilla Pizzi, classe 1919, l’indiscussa signora della canzone, fu l’unica interprete ad aggiudicarsi i primi tra posti in una sola edizione del festival (quella del 1952 con Vola Colomba, Papaveri e Papere e Una donna prega). Arriva nella formazione di Angelini nel 1944, dopo avere vinto un concorso per voci nuove indetto dall’Eiar. Da quel momento in avanti la sua corsa verso il successo sarà inarrestabile. Non solo canzoni ma anche cinema. Luca Goldoni la definirà in un suo articolo “la regina della canzone italiana”, attribuzione che le rimarrà addosso per tutta la sua lunga e gloriosa carriera. Per chi ama il gossip: le cronache narrano di un furibondo diverbio tra Angelini e il cantante Gino Latilla (altro mostro sacro del tempo), entrambi “affatturati” dalla bella “signora”, avvenuto proprio sulle tavole del festival nell’edizione del 1952.

Achille Togliani, il bello della canzone italiana. Nato nel 1924, compagno di scuola di Valter Chiari, entra nel cast canoro di Angelini dopo alcune esperienze come attore di rivista. Voce armoniosa,  bella presenza, attore di fotoromanzi, ebbe una “simpatia” ricambiata con Sofia Lazzaro anch’essa attrice, più nota, in seguito, col nome di Sofia Loren. Grazie alla sua professionalità riuscì a sopravvivere brillantemente al mutare dei gusti canori e al declino della classica canzone all’italiana. D’altro canto, piaccia o no le sue furono canzoni che fecero la storia dell’Italia canterina e romantica. Motivi come “ Parlami d’amore Mariù”, “Bambina innamorata”, “Signorinella”, “La canzone dell’amore”, “Come pioveva”, “La signora di trent’anni fa”, “Addio Signora!”, “Lasciami cantare una canzone”, sino “Conoscerti” ed allo struggente valzer musette di “Mon Pays” valgono pur sempre il tempo di un ricordo. Terrà il suo ultimo concerto a Treviso verso la fine di luglio del 1995.

Il Duo Fasano. Gemelle, nate a Torino il 1924, in arte Dina e Delfina Fasano, furono presentate dal musicista e scopritore di talenti  Carlo Prato ai maestri Barzizza, Tito Petralia e Angelini. Iniziarono così ad esibirsi nei noti locali torinesi entrando a far parte dell’orchestra di quest’ultimo nel 1948. Il loro miglior piazzamento al festival fu nel 1954 quando accompagnarono Gino Latilla nell’esecuzione de “La barca tornò sola”. Nel 1957, vinsero il festiva della canzone italiana di Toronto in coppia con Vittoria Moncardi con la canzone “Casetta in Canadà”. Si esibirono spesso all’estero e in Italia parteciparono a molte trasmissioni televisive comprese quelle condotte da Enzo Arbore o Paolo Limiti.

La Rai, dagli studi della Rete Rossa (diverrà poi Programma Nazionale), mandò in onda tutte le tre serate, dal 29 al 31 gennaio, alle ore 22, per la TV si dovrà attendere l’anno 1955. La giuria era in sala e non ancora dislocata nelle varie sedi Rai, pertanto nessun annunciatore alla fine della serata ebbe ad annunciare: “Qui Rai, sede di ……, la giuria da noi riunita si è così espressa ….., a voi sede di…”. Questo verrà poi, quando, contemporaneamente, in molte famiglie spunteranno quaderni sui quali scrivere i titoli delle canzoni ed il loro punteggio. Ci si appassionava, anche attraverso qualche lite domestica: Modugno o Villa? Pizzi o Flo Sandon’s?

In quella prima edizione, tutte le venti canzoni in gara furono interpretate da uno dei cantanti presenti, vale a dire la Pizzi, Togliani o il Duo Fasano. Risultarono vincitrici: 1^) Grazie dei Fiori cantata da Nilla Pizzi, voti 50; 2^) La luna si veste d’argento, interpretata da Nilla Pizzi e Achille Togliani, voti 30; 3^) Serenata a Nessuno, cantata da Achille Togliani, voti 20.

In conclusione. Se c’è qualcuno che pensa che il Festival di Sanremo del 1951 sia stato la prima manifestazione canora ospitata nelle sale del Casinò Municipale di Sanremo, ebbene, si trova in errore. Infatti, tra la fine di dicembre del 1931 e i primi di gennaio del 1932, Luigi De Santis, direttore della casa da gioco, fervente napoletano, assieme ai “compaesani” Raffaele Viviani (famosa la sua poesia “O’ Vico”) ed Ernesto Murolo (padre del più noto Roberto), organizzò il «Festival partenopeo di canti, tradizioni e costumi». La manifestazione ebbe così grande successo da essere onorata dell’attenzione dell’Istituto “Luce”, che ne curò poi la proiezione in tutti i cinema italiani. Il prezioso documento è ancora disponibile.

E infine, tornando alla kermesse del 1951, le cronache annotano alcuni momenti imbarazzanti. Ad esempio, fu impossibile trovare un bel mazzo di fiori da offrire alla Pizzi vincitrice; si ripiegò su un più modesto omaggio floreale “rubato” dagli addobbi della sala (e si era nella città dei fiori). La cantante, per la sua prestazione, riceverà un compenso niente male che le farà presto dimenticare l’indelicatezza. Altra situazione delicata occorse al momento  della consegna dei premi. Infatti, quando Nunzio Filogamo invitò sul palco l’autore della canzone prima classificata, vale a dire Saverio Seracini, nulla accadde, nessuno si presentò. A togliere dal disagio i presenti ci pensò Cinico Angelini (ovvero un suo orchestrale, dipende dai ricordi), che disse: «II maestro Seracini non c’è, non verrà. Ha composto questa canzone poco dopo essere improvvisamente diventato cieco…». Commozione e applausi in sala.

 La conclusione della manifestazione la tratteggiò Pier Bussetti, gestore del casinò, che dopo aver ringraziato la Rai e l’organizzazione, ebbe a dichiarare: «Se la canzone è così importante, da essere al tempo stesso musica e costume, non si può non plaudire agli intenti di coloro che questo Festival hanno voluto».

Il festival si ripeterà l’anno dopo, e quindi quello appresso e quello di poi ancora, e così via negli anni, sino a festeggiarne settanta o 71 edizioni se si preferisce.

Giuseppe Rinaldi

Tag: Sanremo, primo festival italiano

Antonio Peragine

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