Le sorelle Giussani e la nascita di Diabolik

Cultura

RitrattiUna galleria giornalistica di ritratti femminili legati all’Unità d’Italia. Donne protagoniste nell’economia, nelle scienze, nella cultura, nello spettacolo, nelle istituzioni e nell’attualità. Ogni settimana due figure femminili rappresentative della storia politica e culturale italiana passata e presente.

Le sorelle Giussani <br>e la nascita di Diabolik

Questa è la storia di due sorelle. Due donne dal carattere contrastante: una ribelle ed estroversa; l’altra più razionale e concreta. Come se fossero una l’alter ego dell’altra. Ma nell’animo, invece, erano guidate dalla stessa passione travolgente. Sono le sorelle Angela e Luciana Giussani. Conosciute come Le regine del terrore, per anni hanno intrattenuto i viaggi di numerosi pendolari con le loro storie avvincenti sul ladro dagli occhi “grigi come l’acciaio” e la sua aderente calzamaglia nera che gli copriva gran parte del corpo. Diabolik, impossibile non pensarlo. Nate il 10 giugno del 1922 (Angela) e il 19 aprile del 1928 (Luciana) nel cuore della Milano borghese, non si sono limitate a inventare un nuovo personaggio, hanno ideato un modo tutto nuovo di fare il fumetto. L’idea è nata da Angela, la sorella più grande. Una ragazza brillante e audace, che non aveva timore di mostrarsi per come fosse; ad esempio, negli anni Cinquanta era “curioso” che una donna potesse guidare un’auto. E lei non si limitò ad avere soltanto una patente ma prese anche il brevetto di pilota d’aereo. Una ragazza indipendente, la cui energia la si poteva notare in ogni cosa che faceva: dai numerosi sport che praticava al lavoro. Inizia la sua carriera lavorativa come fotomodella, diventando poi giornalista e redattrice. Nel 1946 sposa Gino Sansoni, estroso editore italiano, proprietario della casa editrice Astoria. Inizialmente, lo affianca nel lavoro: si occupa di una collana di libri per ragazzi. Fino a che non decide di licenziarsi per potersi dedicare ai suoi progetti futuri. Così, grazie alla liquidazione, fonda la casa editrice Astorina, dando il via a una nuova e intraprendente avventura alla quale si dedicherà fino a febbraio del 1987, giorno della sua scomparsa. Il primo fumetto è Big Ben Bolt la cui storia è incentrata sulle avventure di un pugile. Nonostante tutti gli sforzi fatti, soprattutto per la promozione, questo primo tentativo però non ha tanto successo. Angela non si perde d’animo e, durante un viaggio in treno, trova casualmente una copia in formato tascabile, piuttosto mal messa, del romanzo francese Fantomas. Questo le dà l’ispirazione per quelli che si trasformano presto in una lunga serie di successi sotto il nome di Diabolik.

Avventura in tandem
Mentre nel 1962 esce in edicola la prima edizione intitolata Il re del terrore, la sorella più piccola, Luciana, si diploma in una scuola tedesca e riesce a trovare un impiego fisso e ben retribuito in una nota fabbrica di aspirapolveri. Situazione piuttosto ambita soprattutto nell’Italia del dopoguerra. Bramata da tutti ma non da lei. Non appena escono i primi numeri del fumetto, Luciana non vuole soltanto leggerli, vuole viverli appieno e soprattutto sente di poter dare il suo contributo nella stesura delle vicende del ladro creato da Angela. D’altro canto, Diabolik stava iniziando a prendere un posto nella vita quotidiana degli italiani e ad Angela serve una spalla su cui poter contare. Le due sorelle iniziano a occuparsi della casa editrice e a scrivere insieme. Dopo la morte di Angela, Luciana porta avanti da sola la direzione della testata fino a pochi mesi prima della sua morte, nel marzo del 2001.

La critica
Intuitive, ingegnose e creative, oltre ad aver inventato un personaggio che fa parte dell’immaginario collettivo italiano hanno dato vita a un nuovo tipo di scrittura. Un riconoscimento presente anche sulla Treccani dei ragazzi, alla voce Diabolik: se fino a quel momento, infatti, tutti i fumetti, italiani e non, seguivano lo schema “cattivo attacca buono. Buono reagisce. Buono vince, cattivo sconfitto” dove il buono della storia era solitamente il protagonista, loro ribaltarono completamente lo schema trasformandolo in “cattivo attacca buono. Buono reagisce. Cattivo vince, buono sconfitto” mettendo come protagonista proprio il cattivo dallo sguardo duro e tagliente, come il suo nome con la lettera k finale. Dopo lo scalpore iniziale, varie accuse, continui processi e sequestri, queste due donne, l’una la forza dell’altra, ebbero il coraggio di essere loro stesse, di esprimere i loro voleri e di diventare, così, imprenditrici di loro stesse in una società in cui era difficile potesse accadere. Proprio come il loro protagonista, affrontarono le sfide quotidiane, continuando la grande corsa nella loro avventura, senza mai esitare.

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