Il tentativo vano di “giustificare” Dio

Il tentativo vano di “giustificare” Dio

Gentile lettore, apprezzo molto il suo tentativo di “giustificare” Dio, ma vede, quando io parlo del credente, mi riferisco soprattutto al credente cristiano, al credente in un Dio che è come un padre amorevole terreno, stando perlomeno a quanto ripetuto innumerevoli volte da Gesù. Ora, quale padre amorevole terreno, avendone la possibilità, non farebbe di tutto per dare al figlio che ama la felicità, il benessere?

Non è vero poi che la morte è il male supremo (perlomeno non lo è la morte di vecchiaia), il male supremo è la sofferenza, la sofferenza senza limiti. E non è neppure vero che se vivessimo in eterno e sempre felici e contenti, come lei scrive, “ci sentiremmo tutti dei Padreterni, con le conseguenze già amaramente sperimentate da chi ci precedette nell’Eden”, perché se non esistesse il male, questo non potrebbe avvenire.

Io credo che se si vuole credere in Dio, bisogna ritenere che Dio non ha potuto fare di meglio. Il teologo Vito Mancuso ebbe a dirmi una volta che Dio aveva creato il migliore dei mondi possibili. Gli risposi che se Dio mi avesse chiesto un parere, io pensando alla sofferenza immane di tante creature innocenti, gli avrei consigliato di lasciar perdere.


Renato Pierri
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Antonio Peragine

Antonio Peragine

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