‘Dio ci ha fatto uguali,siamo noi che creiamo barriere’Intervista a Vladimir Llakaj

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Di Daniela Piesco

Vice Direttore www.progetto-radici.it

Il presente ed il futuro dell’Europa sono fortemente legati alla soluzione dì problemi che inseriscono alla stabilità dell’ordine e della sicurezza pubblica in un perimetro politico, economico e sociale in costante evoluzione, destinato ad espandersi con l’adesione all’Unione Europea di altri Paesi dell’area balcanica. A questo scenario è dedicata la rubrica ‘Un ponte con l’Albania’ :attraverso l’ascolto delle esperienze raccolte lungo i sentieri Italo-albanesi percorsi da migliaia di persone e cercando di cogliere i nodi essenziali di una realtà particolarmente complessa, riferita ai Paesi balcanici, attraversata da conflitti originati da esasperati nazionalismi, da problemi di criminalità, da egoismi economico-sociali, da indecisioni, in ambito comunitario, di fronte alla prospettiva di governare, con autorevolezza, le varie emergenze.

È mio intento riscoprire i tanti legami e intrecci storici e culturali che hanno riguardato i nostri due paesi, così tante volte uniti ma anche divisi da una stretta fascia di mare.Vorrei riscoprire e farvi riscoprire il ricco patrimonio storico-culturale comune, i sentimenti di amicizia, di vicinanza, l’incontro con l’altro, l’abbattimento dei muri, la voglia di costruire insieme sintonie e convergenze, per guardare avanti e cercare nuove prospettive di crescita e sviluppo.

Per il terzo appuntamento ho deciso di raccontare e farmi raccontare la storia di Vladimir Llakaj, famoso scultore albanese.

Preliminarmente alcuni cenni biografici sull’artista.

Çuman Llakaj, il padre di Vladimir, era un ufficiale del Ministero dell’Interno che venne spesso trasferito in diversi distretti dell’Albania, dove fu temporaneamente ospitato con la sua famiglia. In queste condizioni Vladimir visse a Gramsh fino all’età di due anni, poi a Durazzo per quattro anni e successivamente a Fier. Terminò le scuole elementari, medie e superiori nella città di Fier. Dopo il diploma di scuola superiore, e trascorse due anni come soldato a Librazhd.

Nel 1990 Vladimir gareggiò presso l’Istituto Superiore delle Arti nel campo della Scultura a Tirana e vinse il diritto allo studio. Nel marzo 1991 decise di lasciare la scuola ed emigrò in Italia. Nel bel paese frequentò l’Accademia di Belle Arti con indirizzo ‘Scultura Monumentale’ dell’Aquila e completò l’ultimo anno di questa scuola a Bologna, laureandosi con lode nel 1996.

Per cinque anni, fino al 2000, visse e lavorò a Firenze, in Italia. Durante il suo soggiorno in Italia partecipò a numerose mostre internazionali di pittura e scultura con autori italiani e stranieri.

Nel 2000 il ritorno in Albania. Per tre anni consecutivi lavorò assiduamente sui temi e sui problemi delle infrastrutture architettoniche delle città albanesi, in particolare della capitale, Tirana, e del suo impatto sulla psicologia sociale, coronandoli con una mostra personale di dipinti. Partecipò a numerosi concorsi nazionali e internazionali, dove vinse diversi premi di pittura e scultura.

Dal 2003 inizia è docente esterno di Scultura all’Accademia delle Arti di Tirana. Nel 2006 viene nominato docente interno permanente di Scultura presso l’Accademia delle Arti di Tirana.

Realizza numerose opere di pittura e scultura, che sono state accolte da appassionati d’arte e apprezzate dalla critica. È collaboratore della stampa letteraria e artistica, in particolare della rivista “Eagle’s Wing” e del quotidiano “Drita”. È membro della League of Writers and Artists of Albania.

1.Partiamo dal viaggio in Italia nel 1991 :cosa ricorda di quell’esperienza?Quali erano le sue speranze,i suoi sogni,le sue aspettative?

La mia avventura in Italia comincia subito dopo un momento drammatico della storia del mio Paese. Nel marzo del ’91 ero studente e parte attiva di un movimento studentesco di Tirana, impegnato contro la dittatura in Albania. Non pensavo che mi sarei potuto allontanare dall’Albania, ma la chiusura delle Università mi faceva capire che l’istruzione stava finendo e che avrei dovuto fare qualcosa per il mio avvenire.In quel tempo ho preso la decisione di completare i miei studi in Italia, che rappresentava, per noi studenti dell’ arte figurativa, il posto ideale. Partii con una grande nave e approdati a Brindisi dove rimasi per ben 6 mesi in un campo profughi.Poi il trasferimento a Pescara,in particolare in un piccolo paese denominato Scerne Pinneto.Li più di tutti ricordo il parroco che ci accolse con grande umanità e amore cristiano. Eravamo in tre che fummo trasferiti lì, io e altri due studenti. Quello che colpiva di noi era che a differenza degli altri profughi non eravamo venuti in Italia per lavorare bensì per studiare. Il nostro sogno il nostro obiettivo era avere una formazione scolastica-artistica in Italia. Dunque dapprima frequentai l’accademia delle belle arti dell’Aquila dove ricordo professori di grande spessore culturale,davvero i migliori e poi decisi di trasferirmi a Bologna per specializzarmi in Scultura monumentale ,era il 1996.Desideravo conoscere il più possibile dell’Italia perché gli spostamenti in molte città mi permettevano di raccogliere informazioni relative al mondo artistico.

2.Quale città ha vissuto maggiormente o meglio quale città le ha dato di più sia da un punto di vista umano ,di accoglienza sia da un punto di vista formativo professionale?

Beh ,senza ombra di dubbio Firenze,città in cui ho vissuto per ben 5 anni e dove ho avuto anche l’opportunità di incontrare un caro connazionale Alfred Mirashi Milot.
La permanenza a Firenze per me ha un significato straordinario. Oltre a essere una delle città più belle del mondo, è anche una città in cui si può vivere e sentirsi felici ogni giorno, perché è vivibile grazie al suo rispetto per la dimensione umana. La cultura che mi offriva era esattamente quella che io e molti altri artisti albanesi desideravamo. Nei miei lavori si vede l’influenza della scultura Rinascimentale Italiana; anche se io cerco di essere diverso, la sua influenza è stata inevitabile.Ricordo le mie emozioni e sentimenti di quel periodo fiorentino .
Feste, intrighi, invasioni, decisioni politiche e memorabili pagine d’arte: questo e altro racconta Piazza della Signoria, da secoli centro della vita sociale fiorentina. Dal trecentesco Palazzo Vecchio alla rinascimentale Loggia dei Lanzi, si concentrano qui molte delle icone di Firenze: solo Santa Maria del Fiore e Ponte Vecchio sono in grado di contendere il primato. Lo splendore dei Medici, i tumulti di Savonarola, i talenti di Michelangelo, Leonardo e Donatello rivivono tra edifici noti in tutto il mondo.
Uno straordinario assortimento di statue fa di Piazza della Signoria una suggestiva galleria sotto il cielo: figure bibliche e mitologiche avrebbero dovuto ispirare i governanti con esempi virtuosi. Il Perseo di Benvenuto Cellini, L’Ercole e Caco di Baccio Bandinelli e una copia del David di Michelangelo sono alcuni dei capolavori da ammirare.
Sul lato di Palazzo Vecchio più vicino agli Uffizi ci imbattiamo in un singolare personaggio: è l’Importuno, che la tradizione attribuisce al Buonarroti. Protagonista, un fastidioso chiacchierone che Michelangelo incontrava spesso in piazza. Annoiato da un fiume di parole, pare si sia consolato con scalpello e mazzuolo sbozzando nel bugnato il profilo del seccatore.
Ma io credo sia un privilegio vivere in tutta l’ Italia:per fare il pieno di bellezza non c’è bisogno di pagare un biglietto. Autentici capolavori e preziose testimonianze storiche si offrono allo sguardo in piazza, mentre si passeggia per le sue vie . Da Nord a Sud, il Belpaese è un museo a cielo aperto, senza orari né prenotazioni. Lo sapevano bene i viaggiatori del passato, che elessero la penisola a meta d’elezione del Grand Tour. Statue, fontane, ponti e torri raccontano l’abilità di maestri scomparsi o rimasti anonimi, aneddoti e leggende di un passato affascinante, una stratificazione di stili e culture artistiche senza pari e la capacità dell’arte di farsi paesaggio. Dall’antichità al Rinascimento, dal Medioevo al Barocco, non resta che riscoprirli con la complicità anche di un clima sempre mite.

3.Poi Il ritorno in Albania nel 2000:Perché ha deciso di ritornare ?

Prima di decidere di ritornare sono stato vittima di un profondo dualismo interiore che mi dilaniava il cuore :restare in Italia e servire me stesso o ritornare in patria?Alla fine ha prevalso l’ irrefrenabile desiderio di servire il mio Paese, pur essendo cosciente della grande diversità esistente tra la mentalità che avevo assorbito e quella che avrei trovato. Ho constatato che l’Albania, con la transizione, era tornata indietro. Non era cominciata la democratizzazione con la fine della dittatura: nei dieci anni trascorsi, era tornata molto indietro, nei nebbioni più oscuri della sua storia e della sua mentalità. La sola conquista era rappresentata dalla libertà di esprimersi, inesistente sotto la dittatura; probabilmente, è stata la chiave democratica che, in un modo o in un altro, ha tirato fuori, lentamente, l’Albania da una transizione sofferta e dolorosa.
In Albania ho realizzato quasi tutto me stesso.Quasi significa non completamente proprio per le suesposte restrizioni politiche e di mentalità che inevitabilmente colpiscono l’individuo.
Dalle mie parti c’è un detto che recita così ‘dopo una rivoluzione i primi che mangiano sono i mascalzoni ‘.Sono da oltre 15 anni Professore di Scultura Monumentale presso l’università dell’arte di Tirana e posso affermare con sicurezza che ai miei ragazzi ho dato qualcosa di più proprio grazie alla mia formazione in Italia.

4.Qual è il filo conduttore della sua arte?

Innanzitutto vorrei porre l’accento sull’importanza dell’esperienza del confronto perché costituisce per l’Artista una grande occasione per capire verso quale direzione si sta sviluppando la sua ricerca artistica. Resto sempre affascinato e, a volte, non riesco neanche a giudicare le opere degli altri Artisti. Conoscere delle personalità del campo artistico l’ ho visto sempre come uno interscambio di idee e di nuovi sensazioni che non puoi trovare in un altro modo.
La mia ispirazione è rivolta principalmente al rinascimento italiano che si lega perfettamente con quello che io definisco il periodo d’oro per la vivacità di creazioni e cioè quello piu moderno che va dal 1900 al 1920 fino al 1940 ,1950.E dunque le mie opere si ispirano alla realtà, alle storie umane passate o presenti che trasmettono messaggi eccellenti per la vita. Nel momento della realizzazione di un’ opera cerco di studiare bene la sua parte formale. L’opera deve incorporare il messaggio e, possibilmente, deve avere almeno qualcosa di nuovo, di personale, nel campo della scultura; . Nel mio lavoro desidero sempre incorporare l’entusiasmo umano, la cosa più incantevole della natura umana. Si vede che da lì è cominciata ogni cosa meravigliosa che ereditiamo.

4.A quale progetto sta attualmente lavorando?

Sto lavorando a una serie di sculture e dipinti che avranno come tematica l’amore. Nel frattempo, cerco di realizzare anche lavori commissionatimi oppure progetti per i quali il tema è predefinito.

5.Quali consigli darebbe ai giovani Artisti che aspirano al successo?

Ai nuovi artisti, che pretendono di avere successo, darei i seguenti consigli, anche se i consigli in generale sono relativi: conoscere e coltivare sé stessi; conoscere in profondità la storia dell’ Arte; amare e valorizzare il lavoro degli altri; lavorare molto, con amore e coraggio, per rispettare la propria intuizione.
Fondamentale, dico ai miei studenti è leggere molto la storia dell’umanità nel suo insieme. Bisogna innamorarsi della vita e di tutti i caratteri.Gli dico di essere aperti aperti perché Dio ci ha fatto uguali,siamo noi che abbiamo creato barriere inutili.Gli dico di essere puri nel pensiero e sopratutto di essere liberi.Ma gli dico anche di non volare troppo alto ,l’arte è solo per l’arte ,è solo per se stessa e quindi bisogna mantenere sempre lo sguardo sui problemi della vita quotidiana. Bisogna combattere il controllo della dittatura attraverso l’umanità, nessuno deve prevaricare sull’altro .Credo sia l’unica via per combattere la corruzione statale ,la volgarità e l’ignoranza delle istituzioni. Gli dico di restare umili.

6.Può dirmi il suo pensiero sull’abbattimento ‘notturno’ e a dir poco affrettatao del teatro di Tirana?

Vede ,cara giornalista,io credo che nell’annosa vicenda sia sia perso il focus su cui incentrare il dibattito che ne è nato successivamente. Quello del teatro era un un’edificio con tantissimi problemi strutturali .Ci furono negli anni parecchie morti sospette di cancro proprio tra giovani artisti che avevano lavorato per lungo periodo in quel teatro.Una indagine dell’epoca condotta da un intellettuale, mio conoscente, porto alla luce che il palazzo fu costruito con materiali nocivi per la salute, materiali che iniziarono a deteriorarsi già 20 giorni dopo la costruzione .E dunque andava necessariamente abbattuto.Altra è la questione sulla ricostruzione che ritengo dovesse essere fatta sulla base del precedente architettonico conservando la memoria e soprattutto la storia.
Abbiamo bisogno di memoria della sua cultura e della sua diffusione.

Grazie Vladimir.

Daniela Piesco

Vice Direttore

Www.progetto-radici.it


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