I turisti delle radici e i “viaggi identitari”

Italiani nel Mondo

Il progetto muove i passi da una ricerca già avviata dall’ateneo nel 2017 da Sonia Ferrari e Tiziana Nicotera, che oggi hanno presentato la prossima fase dell’indagine che porteranno avanti specificamente tra gli italiani e le persone di origine italiana in Argentina.
In quella ricerca, ha spiegato la professoressa Ferrari, “abbiamo esaminato il fenomeno del turismo delle radici sotto diversi punti, sia per conoscere questi turisti sia per capire il loro impatto sul territorio”. Alla base dello studio “l’inquadramento teorico, per capire cosa succede in particolare in Calabria”, cioè per capire se comuni e amministrazioni “sono sensibili o no al fenomeno e se hanno attivato servizi ad hoc”. Al tempo stesso, è stato indagato anche il “lavoro svolto dagli altri Paesi in materia”.
Il prossimo passo, dunque, sarà capire come sviluppare un marketing specifico per questo segmento: al fianco dell’Università della Calabria ci saranno la Dgit, rappresentata oggi dal consigliere Giovanni De Vita, e le università di Mar del Plata, Torino, Bari, la Federazione delle Associazioni Calabresi in Argentina (Faca), il Centro italo-calabrese di Tucuman, l’Unpli e la Fondazione dei Giuliani. Importante il ruolo da trait d’union svolto dal giornalista di Rai Italia Pasquale Guaglianone.

Le ricercatrici dunque somministreranno un questionario online a circa mille persone per “conoscere il fenomeno più a fondo”. Il questionario sarà redatto sia italiano che in spagnolo perchè “questa fase della ricerca sarà rivolta esclusivamente all’Argentina”, cioè agli italiani e agli oriundi interessati “a tornare in vacanza” in Italia.
Viaggiatori sulla scia delle emozioni, che non sono semplici turisti, come emerso dalla prima parte della ricerca illustrata brevemente da Nicotera. Per questo occorre una “visione di marketing territoriale” che completi le indagini che finora sono state solo antropologiche e sociologiche.
Importante capire la motivazione del viaggio che, per i turisti delle radici, è rappresentata dalla “connessione emotiva con la terra natale”, se emigrati di prima generazione, o dal “senso di appartenenza” per le generazioni successive. Per tutti, comunque, è importante “la ricerca della propria identità”.

Per la buona riuscita di questo “viaggio identitario” i bisogni sono tanti e diversi: per capirli, nella prima parte della ricerca sono stati ascoltati amministratori, operatori e guidi turistiche, anche esperti di genealogia. Ne è emerso che è importante, appunto, fornire servizi di ricostruzione genealogica; aiutare i connazionali al recupero di documenti, a fare delle ricerche in loco sulla loro famiglia, accompagnarli alla scoperta di territori a loro noti solo per i ricordi dei nonni, metterli in condizione di partecipare ad eventi tradizionali, gustare cibo locale, ovviamente, insomma essere presi per mano alla scoperta delle loro radici.
Loro, d’altro canto, “non si sentono turisti” quando visitano l’Italia, “né sono considerati tali dalla comunità locale”. Tutti parlano di un “legame rafforzato dopo il viaggio”.

Obiettivo della ricerca sarà capire anche “lo stato dell’arte sul territorio sul lato dell’offerta, cioè se siamo pronti ad accoglierli” e se sarà possibile costruire “un modello replicabile” in tutte le regioni.
Dall’interlocuzione con gli amministratori locali – per la prima parte della ricerca sono stati ascoltati più della metà dei sindaci calabresi – è emerso che “molti comuni hanno pensato ad iniziative ed eventi” per gli oriundi, ma anche “che c’è ancora molto da fare per attrarli in modo corretto, con servizi giusti e tali da rendere piacevole il loro viaggio e accessibile il territorio”. I loro sono “flussi meno stagionali, raggiungono anche piccoli borghi, ma anche per questo è più difficile per loro organizzazione il viaggio”. Insomma, il quadro è complesso ed ha “specificità tali da giustificare un’offerta ad hoc”.
Per aiutare i territori a stilare questa strategia di marketing, l’Università della Calabria sarà affiancata dai colleghi dell’ateneo di Mar del Plata, rappresentato oggi da Miriam Berges, economista, e dalla professoressa Anna Maria Biasone, secondo cui “visitare il Paese dei propri antenati e rivivere la propria italianità sono aspettative espresse da molti degli oriundi” italiani in Argentina.

A stilare il questionario e, poi, ad elaborare i risultati sarà Anna Lo Presti, statistica all’Università di Torino. Il questionario, ha anticipato, “risponderà a 4 domande di ricerca: valutare l’intensità del legame alla terra d’origine (contatti con parenti e amici, abitudini, uso del dialetto a casa); indagherà sulla tipologia di soggiorno scelta per il viaggio in Italia (a casa dai parenti o in albergo) e sul tipo di legame ritrovate; a quanti non sono mai venuti in Italia chiederemo il perché di questa scelta (motivi economici? Legami sfaldati?). Infine indagheremo sulla visione che hanno della loro terra d’origine, come la vedono da lontano. In base a questi dati, poi, vedremo se esistono dei gruppi omogenei, caratteristiche comuni: faremo una analisi dei cluster per analizzare in particolare la relazione tra generazione (prima, seconda e terza) e il legame con le origini, sia soggettivo che oggettivo”.
Per “agganciare” questi viaggiatori secondo Pasquale Guaglianone, giornalista Rai in Argentina da 15 anni, bisogna puntare sul “romanticismo dell’emigrazione” ma anche chiedere sostegno ai media locali, calabresi nello specifico, anche se – ha spiegato Ferrari – il questionario, in questa fase, sarà rivolto non solo ai calabresi ma a persone di origine italiana in Argentina.

Ad affiancare l’ateneo calabrese anche dall’Unpli – l’unione delle Pro Loco – sia di Calabria che della Provincia di Cosenza, rappresentate rispettivamente da Filippo Capellupo e Antonello Grosso La Valle, così come, in Argentina, dalla Federazione delle Associazioni Calabresi in Argentina (Faca).

La Faca, ha ricordato il presidente Leo De Simone, “riunisce 75 associazioni calabresi in Argentina, dislocate su tutto il territorio, che contribuiranno con questionari e interviste”.
Per il centro italocalabrese di Tucuman è intervenuta Arianna Cabello Rendace, che ha raccontato quanto è stato importante per lei il suo primo viaggio in Calabria.
Dalla vicina Puglia, ha assicurato collaborazione alla ricerca Roberto Santamato dell’Università di Bari, mentre per Asmef e Confinternational è intervenuto Salvo Iavarone, da tempo in prima linea sulla valorizzazione dei Borghi.
Le conclusioni sono state quindi affidate a Giovanni De Vita, capo dell’Ufficio I della Direzione generale per gli italiani nel mondo e politiche migratorie della Farnesina, che ha dato sostegno alla ricerca. Alla Dgit, ha ricordato De Vita, “abbiamo deciso di avviare negli anni scorsi il tavolo tecnico sul turismo delle radici per riunire quanti avevano già avviato delle iniziative e indagare su esperienze e buone prassi da condividere” con l’obiettivo di “capire se era possibile avviare un modello di promozione del turismo delle radici la cui importanza per l’Italia – Paese che conta 80 milioni tra oriundi e italiani residenti all’estero – è evidente”.
Secondo De Vita “bisogna puntare sulla specializzazione dell’offerta relativa a questo segmento: il turista delle radici non è attratto da siti Unesco, ma viene per riscoprire una esperienza che ha costruito con i ricordi di nonni e genitori, che gli hanno trasmesso valori e tradizioni”.
Il sistema turistico italiano dovrebbe “capire i bisogni di questo turista e accompagnarlo sui luoghi della memoria”.

Il tema vede la Farnesina, e la Dgit in particolare, in prima linea: “abbiamo proposto una serie di eventi anche in occasione di importanti appuntamenti fieristici nel mondo”, ha ricordato De Vita, inoltre “insieme all’associazione pugliese Raiz Italiana e all’Asmef abbiamo lanciato la Guida al turismo delle radici”.
Tra le collaborazioni della Direzione generale non c’è solo quella con l’Università della Calabria: “siamo in contatto con altri enti di ricerca per raccogliere tutti gli elementi necessari a capire come dovrebbe essere disegnata questa offerta così da fornire supporto alle strutture che promuovono il turismo. C’è molto da fare, a cominciare da una campagna informativa mirata sul turismo delle radici che vada a colpire questo target particolare anche grazie al coinvolgimento di testimonial di rilievo”.
“Siamo contenti che questo primo focus sia sull’Argentina, che è stato anche il primo Paese che ci ha dato uno stimolo su questo tema” e dove “c’è un ufficio Enit, quello di Buenos Aires, molto attivo”. Lo studio della professoressa Ferrari, ha concluso De Vita, “è molto ben organizzato, abbiamo grandi attese” anche perché “il turismo delle radici può essere una grande opportunità di investimento per la ripresa di un settore così gravemente colpito dall’epidemia”. 

(m.cipollone) 


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