I Sindaci possono fare molto

Primo piano

di Davide Carlucci*

Sono il vicecoordinatore regionale di un partito, Italia in Comune, che viene definito spesso “il partito dei sindaci“. Mi voglio però spogliare di questa veste per parlare d’altro. Di quanto, cioè, in maniera trasversale, gli amministratori cittadini stiano acquisendo sempre più una centralità nella politica italiana.

Il fenomeno ha radici nel recente passato. Hanno lasciato il segno, nella storia del Dopoguerra, sindaci illuminati come il cattolico Giorgio La Pira, che non si limitava ad amministrare bene la sua Firenze, facendosi amare dai suoi concittadini, ma spingeva la sua visione ben oltre i confini comunali, verso un Mediterraneo di Pace e di confronto fra culture; i comunisti Giuseppe Dozza e Renato Zangheri a Bologna, precursori delle più moderne forme di welfare comunale, Maurizio Valenzi a Napoli, Diego Novelli a Torino e l’indipendente di sinistra Giulio Carlo Argan a Roma; i socialisti Aldo Aniasi e Carlo Tognoli a Milano. E tanti altri.

 

Negli anni Ottanta Leoluca Orlando a Palermo fece capire quanto potesse essere dirompente, in un contesto segnato dalla mafia, l’azione di una giunta discontinua rispetto alle tradizionali pratiche di collusione. Poi arrivò la stagione dei primi sindaci eletti direttamente dal popolo, Bassolino a Napoli, Rutelli a Roma, di nuovo Orlando a Palermo, e via fino ai giorni nostri.

Una primavera che ha profumato anche la Puglia, dove non sono mancati gli esempi di amministratori che tuttora vengono rimpianti. Come Enrico Dalfino a Bari, Francesco Salerno a Barletta, Guglielmo Minervini a Molfetta, città, quest’ultima, che nel 1992 aveva conosciuto anche il sacrificio di un sindaco, il democristiano Giovanni Carnicella, che ha pagato con la vita il suo corretto no all’autorizzazione di un concerto neomleodico. Così come, pochi anni prima, un’altra amministratrice, l’assessore repubblicana Renata Fonte di Nardò, era stata assassinata per essersi opposta alla cementificazione di Porto Selvaggio. 

Ma al di là di questi epiloghi tragici, sono tanti i primi cittadini pugliesi che hanno apportato significativi cambiamenti nelle loro comunità. L’elenco è trasversale: da Adriana Poli Bortone a Lecce a Elena Gentile a Cerignola, da Lorenzo Cirasino a Ostuni a Domenico Mennitti a Brindisi.

E tuttora, la mancanza di riferimenti solidi a livello nazionale è compensata dalla popolarità degli amministratori locali. Che restano i primi interlocutori della gente indifesa, la prima spalla su cui piangere quando si è in difficoltà. 

Esiste un “potenziale politico” che questi sindaci possono esprimere? Sì, se saranno capaci di fare rete, al di là degli schieramenti e dei partiti (compreso quello a cui appartengo) e con un progetto in grado di trasformare la voce dei municipi non in una somma di campanilismi ma in una riprogrammazione dell’agenda politica regionale e nazionale che parta dai bisogni che noi tutti ascoltiamo quotidianamente nelle nostre città: la necessità di servizi migliori, investimenti nelle aree produttivi per creare lavoro, una qualità urbana adeguata alle sfide ambientali e al diritto alla serenità, la richiesta di sicurezza, alloggi per chi ne è sprovvisto, la riqualificazione del patrimonio edilizio dismesso, eccetera.

Qualche rete esiste già, dall’associazione “Cuore della Puglia” ai “Borghi autentici”.

Ora è il momento di intrecciarle. E trasformarle in un sistema, la più alta scommessa per il nostro futuro. 

In questo momento di disorientamento, i sindaci possono fare, e dare, molto. 

Davide Carlucci

Sindaco di Acquaviva delle Fonti

Vice Coordinatore Puglia Italia in Comune

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