Referendum: il sapore delle idee e della vittoria. A vantaggio di chi?

Primo piano

Nel panorama infuocato delle elezioni regionali si innesta la disputa su che cosa sia meglio per il cittadino: se ridurre il numero dei parlamentari dagli attuali 945 a 600 o lasciare invariata la composizione dei due rami del parlamento.

In questo referendum “confermativo” ogni elettore conta non se rientra nella maggioranza degli aventi diritto, ma ogni singolo elettore diventa protagonista e artefice del suo destino. Tuttavia l’aver fatto coincidere questa importante consultazione con le regionali nell’election day ha determinato e forse inquinato la scelta degli elettori.

In nome del dio risparmio si è scelto di votare in una sola tornata.

Quindi i partiti hanno dovuto scegliere, fornendo indicazioni ai loro potenziali elettori. I leader dei partiti hanno misurato la loro capacità empatica con l’elettorato ma in carenza di leadership all’altezza dei tempi anche loro sono in difficoltà dal fornire in molti casi indicazioni univoche. Tutto legittimo ma tutto chiaro? Niente affatto.

La capacità di riflettere è inevitabilmente diversa da soggetto a soggetto a seconda del contesto familiare o sociale in cui vive, dalla cultura e dalle persone che incontra.

Sicuramente il motto che deve governare i comportamenti in queste decisioni è “abbi dubbi” e sicuramente il dubbio che nasconde il nostro ego è : “cambiare tutto perché nulla cambi”.

Ci ritroviamo poveri e soli a decidere se il risparmio poco o molto che sia abbia una sicura destinazione d’uso: “cui prodest?” con l’incertezza di non avere alcuna certezza sul cavallo di battaglia dei sostenitori del sì.

La rappresentatività delle minoranze sarà sempre minore con rischi che i più capaci non abbiano soldi sufficienti a poter far fronte alle spese di una campagna elettorale che costringe i candidati ad un esborso oltre le loro possibilità economiche, consegnandosi alle segreterie del partiti.

Sulla celerità dei lavori delle Camere si dovrebbe mettere mano ad una riforma organica con differenziazione delle funzioni.

La riduzione dei parlamentari può essere un primo passo? Ma se sbagliato, rischia di far naufragare la “nave” dell’impianto costituzionale.

In ogni caso la fretta di varare una legge elettorale dopo il verdetto del corpo elettorale, diventa fondamentale per evitare anomalie nella composizione dei collegi troppo ampi e disomogenei e così aiutare la rappresentatività delle aree più povere del paese con il rischio di avere due camere di orientamento politico opposto, uno strabismo che non gioverebbe alla visione di un paese moderno e forte in Europa.

I fautori del sì riflettano non innamorandosi di una cosa bella solo perché nuova che taglia “a prescindere” senza porsi il dopo.

L’importante è continuare il dialogo e il confronto nel vedere la conflittualità comporsi nell’agorà della politica dove la misura del limite verbale e comportamentale  è sale per la democrazia.

Dario Felice Antonio Patruno

 


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