Il coronavirus in borsa

Primo piano

Fin dal grande crollo di wall street dell’ottobre 1987 qualunque grande evento avverso sia accaduto lo si è affrontato in ogni parte del mondo nella stessa maniera: riduzione del costo del danaro e iniezione di nuova liquidità. Era necessario per evitare che i corsi azionari ed obbligazionari scendessero troppo o comunque tanto da produrre perdite troppo elevate per i finanzieri e i fondi di investimento. Dal crollo delle torri gemelle, alla crisi sub prime, alle crisi asiatiche,.. la medicina è stata la stessa quasi che i conduttori delle politiche monetarie globali non sapessero fare altro.. producendo un trentennio di irreale crescita dei profitti finanziari.

Qualcuno si chiede quale sarebbe il corso di azioni e obbligazioni se non vi fosse stata questa influenza così forte delle banche centrali.. e se sarebbe stato possibile evitare tale influenza… e cosa accadrà se un giorno quella influenza si rivelasse inefficace… e, ancora, se mai si dovesse arrivare ad avere un solo acquirente, la banca centrale, cosa significherebbe? Sarebbe una dittatura come quella fascista attraverso l’IRI? O peggio?

Si tratta di dubbi molto pertinenti e legittimi e che diventano assilli ad ogni crisi; così ai tempi del coronavirus correnti di vendita istintive producono correzioni significative dei corsi in ogni parte del mondo anche se i decessi e gli infetti sono molto modesti se confrontati a quanti morti ogni giorno si devono piangere per gli incidenti stradali, per i tumori o per le guerre del medio oriente o del nord africa.. senza parlare degli indigenti anche di casa nostra… quale è la corretta interpretazione di quanto accade in borsa?

Il valore dei titoli mobiliari se misurato in soldi stampati o finti o virtuali è elevato e manovrabile, ma se misurato in termini di risparmi veri (cioè frutto di lavoro vero) è bassissimo, vicino allo zero. Cioè i risparmiatori veri comprerebbero titoli mobiliari solo dopo che si fossero deprezzati moltissimo; e questo sia perché il rischio percepito è elevatissimo (e non si può dargli torto), sia perché il rendimento promesso è troppo modesto specie se lo si rapporta al sacrificio occorso per accumulare quelle cifre, sia infine perché il risparmiatore percepisce nettissimamente la totale assenza di un suo potere contrattuale e di asimmetria informativa a suo danno non corretta neanche dalle Istituzioni preposte alla tutela del risparmio.

Tutto ciò significa che basta molto poco per assistere a crescenti tracolli di borsa cui rispondere solo con soldi stampati che andranno ad accrescere la differenza tra valore nominale crescente e valore reale decrescente. Ecco perché l’allarme coronavirus è fortemente destabilizzante anche in caso di rapido assorbimento dei contagi…  Ecco perché il pericolo maggiore di questa congiuntura sta nel panico diffuso che impatterà pesantemente su di una realtà finanziaria e creditizia fortemente drogata da iniezioni del più forte degli stupefacenti e cioè il danaro facile, quello creato dal nulla; creato proprio al fine di conservare l’esistente, così com’è, a vantaggio dei forti di oggi…. E quando tutto questo finirà, e lo sarà presto, il botto sarà di dimensioni bibliche.


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