A 20 anni dalla morte di Bettino Craxi una storia da riscrivere. Un grande profeta!

Politica

Pierfranco Bruni

La storia scritta dai vincitori? Sempre! Ma la coscienza storica dei vincitori che hanno scritto la storia è ricca di ombre nuovo le e violenze.

A venti anni dalla morte di Bettino Craxi voglio citare una sua cesellatura che reputo necessaria per capire un percorso politico.
Craxi: “…di fronte ai processi falsi è impossibile difendersi. Di fronte al golpe post-moderno che vede l’alleanza di clan giudiziari con i clan dell’informazione è praticamente impossibile difendersi.”
Certo! Ciò che afferma Craxi è una verità ormai diventata storia. Un verità profetica se si vuole.  Una verità fenomenologica se entriamo in un versante di ordine politico e filosofico. Ma è una verità. Le verità restano certezze. In questo nostro tempo non solo è diventata profetica ma certezza. Entrambi gli aspetti sono nella realtà. La realtà si dimostra? Si vive. Si osserva. Si ascolta. La dominazione comunista è stata imperante e non ammette urti contraddittori. Come quando Craxi cita la vergogna di Piazzale Loreto. Portare un fiore a Piazzale Loreto per gli uomini fucilati e per i morti appesi vin la testa i  giù. Come quando nel suo famoso discorso in Parlamento tira in ballo tutti i partiti e la gran parte dei parlamentari corresponsabili.

Eppure Craxi è messo alla gogna. Da chi? Da coloro che spendono una parola sul caso di Bibbiano. Da coloro che hanno deciso la morte di Moro. Da coloro che ancora oggi non chiedono a Prodi cosa ci facesse in una seduta spiritica nei 55 giorni del caso Moro. Ma la tristezza più atroce sta nel fatto che molti socialisti anche vicino a Bettino sono entrati nella “Cosa” e poi nel PD. Una vergogna.

Come è possibile che un democristiano sia entrato nel PD? Come è possibile che un socialista possa entrare nella giungla che ha massacrato ciò che si chiama “democrazia”? Come è possibile che un democristiano, ovvero cattolico e cristiano, non abbia sentito il senso della pietas? È inammissibile! La fine di Craxi comincia nel momento in cui si contrappone a quell’asse catto-comunista giudiziario che ha decretato prima la morte di Moro e poi la fine di Bettino. Ha ragione quando dice che non permetterà di far scrivere la storia ai vincitori apparenti. Fatti attuali. Il male assoluto è stata proprio la sinistra comunista.
Il film di Gianni Amelio su Bettino Craxi,  in questi giorni nelle sale cinamotografiche, potrebbe aprirsi a diverse chiavi di lettura. “Hammamet” è il bisogno non tanto e non solo di cominciare ad aprire una discussione problematica sulla “questio” Craxi ieri oggi e domani. Ma pone un lungimiranza di opinioni dalle quali partire. Non dimentichiamo che si tratta, comunque, di un film.

Il timore che resti il Craxi sottolineato da Amelio è forte ma molto trasversale. Qui si nota subito che la storia e la potica non hanno patentesi. La storia é continuità nel bene e nel male. Ho avuto l’impressione che si tratti di un Bettino che sembra più a un Benito negli ultimi giorni di Salò. Da sottolineare che ci troviamo di fronte non alla storia e neppure alla verità della storia. Forse è mancata da parte di Amelio la ragionevolezza di ascoltare le ultime interviste di Bettino diventato ancora di più un anticomunista. L’anticomunista Bettino c’è tutto. D’altronde un film non deve raccontare la storia. È accaduto così ai tanti film su Moro ma anche ai film su Benito e su Claretta.

Resta il fatto che Craxi è nella grande storia di questa Nazione. Non si può dire altrettanto di D’alema o di De Mita, del quale si diverte ad ironizzare il suo vocalizio. Amelio è un Felliniano. Ci sono scene che portano direttamente a Fellini.

Dal punto di vista cinematografico potrebbe dividersi in due o tre sezioni. La prima è importante sul piano cinematografico Poi manca di contenuti concreti la seconda? La morte e la presenza del padre, nella parte finale, è un incastro allegorico. Un film non ha verità e non è verità. Come un romanzo. Lo sceneggiatore e il regista realizzano attraverso la creazione e la fantasia. Questo è il punto. Altrimenti avrebbero fatto un documentario. Ma il film c’è.

La scena del carro armato nel deserto di Tunisi e le parole che dice Bettino sono una metafora perfetta per spiegare il comunismo sovietico di Napolitano diventato il frutto del compromesso tra cattolici e comunisti. La metafora del carro armato è profonda e terribile. I comunisti che sparano perché non hanno anima come i carri armati che non hanno occhi è terribile. Ci sono dettagli importanti, credo, che vanno colti.

Come può un socialista craxiano aderire al PD? Questa la dice lunga sul figlio Bobo che lo definisce “cretino” . Non sorvoliamo su questi elementi. Come sulla fedeltà di Anita – Stefania che cintinua ad avere un comportamento coerente. Come sul nipote che gioca a fare il generale. Come sull’immagine di Sigonella tradotta in un gioco di soldatini  sulla sabbia con al centro un aereo.

In in film non esiste la verità storica. Esistono l’immaginario, l’allegoria e le metafore e strutturalmente i campi. Già che faccia parlare di Craxi a solo 20 anni dalla morte è un fatto significativo e imbarazzante anche per quella magistratura che lo ha condannato.

Sono convinto che Bettino dopo Benito e Moro è l’unico statista vero che l’Italia abbia avuto. Togliamoci i paraocchi e consideriamo come sono finiti e per colpa di chi?

Bettino diceva spesso che non permetterò che la storia continui ad essere scritta dai vincitori. Questo è un passaggio importante che ha permesso a Di Pietro recentemente di dichiarare che Craxi aveva ragione.

Il problema che mi pongo e che sfiora il film di Amelio è un altro? Come è possibile che i socialisti abbiano aderito al PD? Come è possibile che coloro che si considerano riformisti e morotei abbiano aderito al PD?

Due personaggi scomodi uccisi dalla stessa mano ideologica. Moro e Craxi.

Non cerchiamo la identificazione dei personaggi di un film con la realtà. Il film fa molto discutere. Non dimentichiamo che il Lizzani che dirige “Mussolini ultimo atto” è un regista che aderisce al PCI. O quello che realizza il film su Moro.

Amelio è un regista che in fondo, come dicevo, esce dalla lezione di Fellini. Fellini inventa e ricostruisce rienventando. Il resto è docu. Ma ci sarà tempo a riconsiderare Bettino Craxi. Soltanto quando i socialisti riformisti capiranno che i veri avversari sono stati sono e saranno e comunisti, i quali cambiano maschera e specchio ma restano sempre quelli che dicevano che le lettere di Moro erano state scritte da un folle. Se la pietà prevale il Paese non è finito scriveva Moro. E Craxi non dice la stessa cosa?

Nel film si intravedono le luci dal bosco. Questo è già tanto in questo tempo di cretini imbecilli incolti.
Craxi sull’Europa sottolinea un’altra grande verità certezza. I fatti gli hanno dato ragione.
Questo Governo attuale nasce da un imbroglio. Si continua in questo imbroglio. Un imbroglio gestito da ignoranti capeggiati da un sistema che non conosce scrupoli e non conosce la storia come lezione di vita. Quella vera. Quella che hanno dovuto subire i vinti.

A venti anni dalla morte di Craxi ritornano sulla scena discussioni forti. Resta il fatto che il vero male assoluto resta il comunismo. Il comunismo togliattiano che ha invaso le istituzioni. Pur consapevoli di ciò esistono ancora vie e piazze dedicate a Palmiro Togliatti e a Lenin. Il paradosso tra vincitori e vinti.

Si cominci a rileggere anche la storia e la  cronaca di 20 anni fa per capire fino in fondo cosa è stato il giustizialismo comunista, ovvero cattocomunista.


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