Dubai è veramente una finzione?

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DUBAI – “Finzione. Termine usato per indicare una falsa condotta o un inganno. O anche, ciò che si crea con l’immaginazione. Chi frequenta o vive a negli Emirati, lo sente di tanto in tanto: “Dubai è una città finta”. Pensiero che tocca in particolare modo persone che con Dubai non hanno molto a che fare, a dirla tutta. C’è una strana tendenza a credere che Dubai sia addirittura basata su un modello economico fasullo, in quanto derivato dalla sola fortuna di avere il petrolio. Per verificare questo interessante spunto, siamo andati a leggere i dati dell’ultimo report che stima il Commercio Estero di natura non-petrolifera (non-oil foreign trade) generato nel solo Emirato di Dubai, pari a circa 250 miliardi di euro”. Partono da qui le riflessioni di Davide Parolin.

“Vi immaginate? Un paese di soli 3 milioni di abitanti (il 90% dei quali è straniero), che pur non disponendo di una gran capacità industriale, sia ciononostante capace di esportare beni e – soprattutto – servizi per volumi da capogiro.
Per avere un metro di misura, considerate che l’Italia con una popolazione 22 volte superiore a Dubai, è la nona potenza mondiale in fatto di export, con esportazioni per circa 500 miliardi di euro. Dubai, da sola, ha quindi la capacità di intermediare beni e servizi per un volume pari alla metà di tutta la nostra penisola.
Risulta quindi evidente che la grande performance del commercio estero di Dubai poggia su solidi fondamenti economici. Molto concreti e per nulla fasulli. Destinati peraltro a rinforzarsi ulteriormente nel 2020, con l’arrivo del primo vero e proprio Expo a livello mondiale.
Non dimentichiamo, poi, il tema di fare di Dubai una delle prime “Smart City” al mondo (“la città intelligente” è un insieme di strategie di pianificazione urbanistica ed amministrativa tese all’ottimizzazione e all’innovazione dei servizi pubblici, grazie all’impiego diffuso delle nuove tecnologie della comunicazione, della mobilità, dell’ambiente e dell’efficienza energetica, con l’obiettivo di migliorare la qualità della vita e soddisfare le esigenze di cittadini, imprese e istituzioni).
Il commercio estero di Dubai è spinto anche dalle numerose “zone franche” (Free Trade Zones) che hanno contribuito notevolmente al trend positivo, con un tasso di aumento del +11% su base annua. Si sta lavorando anche nel creare una zona commerciale virtuale (Virtual trade zone), la prima nel suo genere al mondo, che darà un forte impulso allo sviluppo dell’e-commerce a livello regionale e globale.
Oggi Dubai è anche un’importante destinazione turistica mondiale. È la quarta città al mondo come numero di visitatori (16 milioni di presenze annue); insegue Londra (a 19 milioni) ed ha ampiamente distaccato New York (settima destinazione). Vanta comunque un primato mondiale come città col più alto tasso di spesa da parte dei turisti, che ammonta a quasi 30 miliardi di euro. Il che la dice lunga sulla qualità del turismo attirato da questa meta.
L’invito è di superare i luoghi comuni, apprezzandone pregi e conoscendone i difetti. Alla pari di ogni altra città cosmopolita.
È facile essere impressionati dai record architettonici e forse anche essere titubanti riguardo le campagne di comunicazione che promuovono questa città come la meta perfetta, un paradiso fiscale e di benessere. Affermatasi così velocemente da sembrare quasi incredibile.
“Non è quindi una città fake?”. Possiamo tranquillamente affermare che oltre al lusso e allo sfarzo, Dubai è una realtà ben radicata. Soprattutto alla luce di dati, ranking e performance mondiali, che da anni hanno riposto questo lontano Emirato arabo ai vertici delle destinazioni finanziarie, economiche e turistiche.
Tutte cose molto concrete”.


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