Rapporto Immigrazione nel nome di Francesco: Accogliere, proteggere, promuovere, integrare

Primo piano

di Giacomo Marcario

Presentato a Roma il XXVIII Rapporto Immigrazione Caritas-Migrantes 2018/2019 nel nome di Papa Francesco:” Accogliere, proteggere, promuovere, integrare”

Dal XXVIII° Rapporto ImmigrazioneCaritas – Migrantes per il 2018/2019  presentato nei giorni scorsi all’Oratorio del Caravita di Roma, dove era stata allestita, con grande successo di pubblico, la mostra Exodus, 16 grandi tele del pittore bosniaco Safet Zec sul dramma dei profughi, emergono dati significati sulla presenza degli emigranti in Italia e nel mondo e sulle politiche correlate. Il primo dato ci dice che sono 5,255 milioni i cittadini stranieri regolarmente residenti in Italia, cioè l’8,7% della popolazione totale. In Italia nel 2018 sono nati 65.444 bambini da genitori stranieri e rappresentano il 14,9% delle nascite, il 3,7% in meno rispetto al 2017. In regresso anche le acquisizioni di cittadinanza: 112.523 nel 2018, meno 23,2% rispetto al 2017, dati che rischiano purtroppo di incidere negativamente sulla decrescita generale del Paese. «Dobbiamo rammendare il tessuto sociale dell’Italia: non si tratta solo di immigrati, ma del perpetuarsi della divisione tra “noi” e “loro”, tra italiani e stranieri, tra i “nostri” problemi e i “loro” problemi, tra i “nostri” sogni e i “loro” sogni. Dobbiamo togliere spazi d’ombra e aprire spazi di luce nei quali possa affermarsi una cultura nuova», ha commentato il cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Conferenza episcopale italiana. «I pericoli non si esauriscono nella tratta degli esseri umani o nella spesso tragica traversata del Mediterraneo, ma dobbiamo tornare a quello che ci ha detto Papa Francesco lo scorso anno: accogliere, proteggere, promuovere, integrare», ha aggiunto il presidente della Cei. A proposito del Papa, il Rapporto segnala una particolarità tutta italiana: nei social media un hacker su tre si scatena contro lo “straniero”, ma c’è un particolare «rapporto critico – a tratti violento – di una parte degli utenti italiani di Twitter con il Pontefice, in una mescolanza di biasimo sociale, politico e religioso, soprattutto in tema di immigranti, tale da configurarsi come caso unico a livello mondiale». Dagli ultimi dati disponibili (fonte ONU) emerge che nel 2018 sono 257,7 milioni le persone che nel mondo vivono in un Paese diverso da quello di origine. Dal 2000 al 2017 il numero delle persone che hanno lasciato il proprio Paese di origine è aumentato del 49%. Nel 2017 i migranti rappresentano il 3,4% dell’intera popolazione mondiale, rispetto al 2,9% del 1990. Nel 2017 l’Asia ospita il 30,9% dei migranti mondiali, seguita da Europa (30,2%), America del Nord (22,4%), Africa (9,6%), America Latina (3,7%) e Oceania (3,3%). In Europa risiede il 30,2% del totale dei migranti, sono 39,9 milioni i cittadini stranieri residenti entro i confini dell’Unione Europea all’interno dei 28 Stati membri. Il Paese dell’Unione Europea che nel 2018 ha ospitato il maggior numero di migranti è la Germania (oltre 9 milioni), seguita da Regno Unito, Italia, Francia e Spagna.  L’Italia, con 5.255.503 cittadini stranieri regolarmente residenti (8,7% della popolazione totale residente in Italia) si colloca al terzo posto nell’Unione Europea. Diminuiscono gli ingressi per motivi di lavoro, mentre aumentano quelli per motivi di asilo e protezione umanitaria. Dal 2014 la perdita di cittadini italiani risulta l’equivalente di una grande città come Palermo (677 mila persone): una perdita compensata, nello stesso periodo, dai nuovi cittadini per acquisizione di cittadinanza (oltre 638 mila) e dal contemporaneo aumento di oltre 241 mila unità di cittadini stranieri residenti. Pur tenendo conto della diminuzione della natalità straniera (-3,7% nel 2018), sempre più simile a quella della popolazione autoctona, perdura il contributo degli immigrati alla riproduzione demografica dell’Italia. Al 1° gennaio 2019 le comunità straniere più consistenti sono quella romena (1.206.938 persone, pari al 23% degli immigrati totali), quella albanese (441.027, 8,4% del totale) e quella marocchina (422.980, 8%). La popolazione straniera sul territorio italiano risiede prevalentemente nelle regioni più sviluppate del Nord (57,5%) e in quelle del Centro (25,4%), mentre nel Mezzogiorno (12,2%) e nelle Isole (4,9%) appare decisamente più contenuta, sebbene in crescita. Nel primo semestre 2018 la popolazione immigrata in età da lavoro è stata di 4.102.645 persone con 15 anni di età ed oltre. La distribuzione degli occupati stranieri nelle diverse attività economiche conferma, purtroppo, la situazione di segregazione occupazionale in cui si trovano gli immigrati residenti in Italia. 

I lavoratori stranieri si concentrano, in particolare, nel settore dei servizi collettivi e personali (stranieri: 26,1%; italiani: 5,6%), nell’industria in senso stretto (stranieri: 18,1%; italiani: 20,2%), nel settore alberghiero e della ristorazione (stranieri: 10,6%; italiani: 5,9%) e nelle costruzioni (stranieri: 9,6%; italiani: 5,5%). Parallelamente, persiste negli stranieri il fenomeno dell’over-education, con lavoratori che svolgono attività non adeguate alla propria formazione. Altro dato significativo è rappresentato nel 2018 dal volume delle rimesse monetarie inviate dall’Italia che ammonta a 6,2 miliardi di euro. Nella classifica regionale degli invii delle rimesse nel 2018 si colloca al primo posto la Lombardia, con 1,4 miliardi di euro (23,5% del totale nazionale delle rimesse inviate), seguita dal Lazio (953 milioni di euro, 15,4% del totale nazionale). Nel 2018, per la prima volta, il Bangladesh assume il primato tra i Paesi di destinazione (11,8% del totale delle rimesse inviate dall’Italia), seguito dalla Romania (11,6%). Nel corso del 2017 sono stati celebrati 27.744 matrimoni con almeno uno dei coniugi straniero (+14,5% del totale dei matrimoni), in aumento rispetto al 2016 (+8,3%). Nel 55,7% dei casi si tratta dell’unione di uomini italiani con donne straniere. Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna raccolgono il 37,4% del totale nazionale dei matrimoni misti. Nell’anno scolastico 2017/2018 gli alunni stranieri nelle scuole italiane sono stati 841.719 (9,7% della popolazione scolastica totale), in aumento di 16 mila unità rispetto all’anno scolastico 2017/2018.

I dati attestano, inoltre, che ben il 63,1% degli alunni con cittadinanza non italiana è nato in Italia. Il settore della scuola primaria è ancora quello che registra il maggior numero di alunni con cittadinanza non italiana. Dando uno sguardo alle schede di dimissione ospedaliera viene confermata una tendenza ormai consolidata: i traumatismi, in gran parte risultato di incidenti sul lavoro, si attestano come prima causa di ricoveri per gli uomini, mentre gravidanza e parto lo sono per le donne. La povertà alimenta ed è alimentata da inique disuguaglianze sociali che la politica dovrebbe contenere e ridurre, ma che spesso costruisce, mantiene e dilata. Si è portati a pensare che la correlazione povertà-malattia riguardi solo i Paesi del cosiddetto “Terzo Mondo”, dove questo nesso causa-effetto è evidente e innegabile, mentre invece la povertà risulta essere un fattore di rischio incisivo anche nei Paesi ricchi. Difendere e garantire il diritto alla salute degli immigrati è quindi oggi uno dei principali doveri di chi ha a cuore la salute di tutti.

Se il mondo è la nostra famiglia, ogni luogo, ogni terra, ogni mare è una “casa comune”. Il tema dell’immigrazione è oggi uno degli ambiti in cui più si misurano i problemi della disinformazione, delle fake news e dei discorsi d’odio (hate speech).Basti pensare che, secondo una rilevazione di Amnesty International, durante la campagna elettorale delle elezioni politiche 2018 si sono registrati 787 commenti e dichiarazioni di incitamento all’odio, il 91% delle quali ha avuto come oggetto i migranti. Fra i più colpiti dall’odio online anche singoli individui o gruppi impegnati in attività solidaristica o di tipo umanitario, i musulmani, gli ebrei, le donne e i rom. Un altro dato che si rileva dal Rapporto che deve farci riflettere e che  rappresenta di certo una sorpresa in negativo è quello relativo al fatto  che  decine di migliaia di italiani continuano a emigrare all’estero, segnando un netto impoverimento delle regioni del Sud, sempre più spopolate.

Il Rapporto annuale sugli Italiani all’estero della Fondazione Migrantes rileva, infatti, che nel 2018 sono stati oltre 128mila gli espatriati, con una differenza rispetto all’anno precedente di 400 unità e oltre 5,2 milioni di connazionali sono iscritti all’anagrafe dei residenti all’estero. Ma il fenomeno dell’emigrazione italiana si comprende meglio osservando il lungo periodo: negli ultimi 13 anni, dal 2006 al 2019, il numero di chi se ne è andato è aumentato del 70,2 per cento, più precisamente, da gennaio a dicembre 2018, al registro dell’anagrafe degli italiani all’estero, si sono iscritti 242.353 italiani di cui il 53,1% per espatrio, il 35,9% per nascita, il 6,8% per reiscrizione da irreperibilità, il 3,3% per acquisizione di cittadinanza e lo 0,9% circa per trasferimento dall’Aire di altro comune.

Il Rapporto accende, inoltre, un faro sul Meridione segnalando “l’inesauribile impoverimento” del Sud: “Se negli anni successivi al Secondo dopoguerra – spiega il dossier – i flussi migratori verso le regioni centrosettentrionali erano prevalentemente costituiti da manodopera proveniente dalle aree rurali del Mezzogiorno, nell’ultimo decennio mediamente il 70% delle migrazioni dalle regioni meridionali e insulari verso il Centro-Nord è stato caratterizzato da un livello di istruzione medio-alto“. Le storie di chi emigra, secondo quanto emerge, sono spesso caratterizzate da progetti non ben definiti, con situazioni che mutano a velocità impensabili per i motivi più disparati: la nascita di un figlio, il sopraggiungere di un problema di salute, una promozione di carriera, una opportunità lavorativa. “Non vale più la strategia del ‘per sempre’”, la mobilità può avere differenti ragioni, spiega sempre il dossier, ma dovrebbe essere più “circolare”.

Quella della fuga dei giovani e dei professionisti dall’Italia è un fenomeno su cui anche il ministro dell’istruzione Lorenzo Fioramonti, già cervello in fuga in Sudafrica, ha lanciato l’allarme, sottolineando che la partenza di ogni laureato coincide con la “perdita” di “250mila euro di nostre tasse”. Insomma c’è di che riflettere con l’auspicio che il governo delle chiacchiere e dei fuochi fatui appronti un progetto organico in grado di riportare alla normalità molte delle situazioni oggetto di ingiusta ed iniqua discriminazione.

Giacomo Marcario

 Comitato di Redazione de “Radici “


(si apre in una nuova scheda)


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