Il “Mistero buffo” di Dario Fo a Monaco di Baviera

Cultura

Il capolavoro del teatro di narrazione del Premio Nobel Dario Fo viene presentato nella nuova edizione per i 50 anni. La regista assistente è Alessia Donadio; luci, fonica e video sono di Loris Spanu. Lo spettacolo è prodotto dal Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale in collaborazione con ArtQuarium.
“Mistero Buffo” ha debuttato al Teatro Gobetti di Torino il 15 ottobre 2019.
Era il 1° ottobre del 1969. Il futuro premio Nobel Dario Fo debuttò con la prima versione di quello che sarebbe diventato il capolavoro del teatro di narrazione: Mistero Buffo. Un atto unico composto da monologhi di ispirazione religiosa, riproposti in chiave fortemente satirica, concepito come una giullarata popolare in una lingua inventata e onomatopeica, di ispirazione medievale e mescolata con i dialetti padani: il grammelot.
Un’invenzione di straordinaria potenza teatrale. L’opera ebbe un successo popolare enorme, fu replicata migliaia di volte (persino negli stadi), conta numerose differenti versioni e integrazioni. Un atto di ribellione, un testo all’epoca “sovversivo”, un modello di satira politica che non smette di trascinare le platee.
A sfidare l’iconico monologo, ormai considerato un classico del ’900, è Eugenio Allegri, regista di questa nuova produzione dello Stabile di Torino e ArtQuarium, che si affida al talento e alla maestria di Matthias Martelli. “Io e Matthias abbiamo fatto un patto – racconta Allegri – il Mistero Buffo sarebbe stato lo stesso che avevo visto interpretare da Dario Fo, a Torino, nel 1974, nell’Aula Magna della Facoltà di Lettere, a Palazzo Nuovo. Con quelle stesse giullarate e con quella stessa veemenza artistica”.
E così è stato. Dopo la versione applaudita l’anno scorso anche a Londra, alla Print Room at the Coronet, quella allestita al Gobetti e ora portata in Baviera è “un’edizione che vogliamo chiamare “dei 50 anni””, sottolinea il regista. A La nascita del giullare e a La parpaia topola, presa in prestito dal Fabulazzo osceno, si aggiungeranno di volta in volta le giullarate di Bonifacio VIII e Il primo miracolo di Gesù Bambino, già presenti nella prima edizione, “riviste e arricchite alla maniera dei commedianti dell’arte i quali rinnovavano continuamente la propria abilità”.
Solo in scena, il pirotecnico Matthias Martelli passa “dal lazzo comico alla poesia, fino alla tragedia umana e sociale”. Con una satira che tocca in chiave buffonesca, come nelle intenzioni di Fo, le storture del nostro tempo. (aise) 


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