Delegazione della Saig intervista il neo ambasciatore in Svizzera Silvio Mignano

Associazioni italiani nel mondo

BERNA – L’8 ottobre scorso, una delegazione della SAIG – Società delle Associazioni Italiane a Ginevra – si è recata a Berna, presso l’Ambasciata italiana ad incontrare il nuovo Ambasciatore, Silvio Mignano, insediatosi nel mese di giugno di questo anno. Il diplomatico si è reso disponibile a rilasciare un’intervista per farsi conoscere meglio dalla comunità italiana residente in Svizzera.

In un clima disteso e cordiale, alla presenza del coordinatore Carmelo Vaccaro, dei presidenti delle associazioni Calabrese, Francesco Decicco, di quella Laziale, Guglielmo Cascioli, di quella Siciliana, Vincenzo Bartolomeo, del tesoriere Gino Piroddi, del responsabile della comunicazione, Riccardo Galardi e del consulente giuridico, Alessandra Testaguzza, l’Ambasciatore Mignano ha risposto volentieri alle domande poste dalla delegazione.

D. Mignano, Ambasciatore d’Italia a Berna dal 14 giugno scorso, inizia la seconda missione in Svizzera, dopo aver ricoperto la carica di Console Generale d’Italia a Basilea. Quale sarà la Sua linea programmatica nella sua importante veste di ambasciatore in un paese che ha profondi legami, non solo storico-culturali e linguistici, ma anche commerciali con l’Italia?
R. Le linee guida vengono indicate a un capomissione dal Governo e in primo luogo dal Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. Certamente nel caso della Svizzera sarà importante approfondire e intensificare ulteriormente i rapporti bilaterali, che con la Svizzera, paese amico e vicino, sono già eccellenti, nonché favorire gli scambi commerciali (siamo già oggi il terzo partner della Confederazione) e gli investimenti. I servizi consolari restano una priorità, in considerazione di una collettività di 640.000 connazionali residenti in Svizzera, così come la promozione della lingua e della cultura italiana, le scuole e i corsi di lingua.
D. Ambasciatore, anche gli italiani residenti in Svizzera, e nel resto del mondo, risentono della crisi economica di cui da anni soffre l’Italia e che si ripercuote inevitabilmente sulle comunità dei nostri connazionali. Possiamo ad esempio citare, tra l’altro, la chiusura dei consolati e la riduzione del numero degli addetti consolari, che rendono più problematico il disbrigo delle pratiche amministrative, oppure la riduzione delle risorse destinate ai corsi d’italiano, che ostacola il mantenimento dell’identità culturale. L’insieme di questi provvedimenti incide limitatamente sul risanamento del debito pubblico ma produce effetti devastanti sul legame affettivo con la Madre Patria. Possiamo sperare che, in un futuro prossimo, la nostra Italia mostri maggiore attenzione alle esigenze degli italiani all’estero?
R. Io credo che vi sia già molta attenzione ai connazionali. Il Ministero, e in particolare la Direzione Generale per gli Italiani all’Estero, dà molta importanza ai servizi consolari. Abbiamo appena avuto una riunione d’area a Vienna, destinata a tutti gli uffici consolari europei alla presenza del Direttore Generale per gli italiani all’estero della Farnesina, Luigi Vignali. Siamo consapevoli che occorra fare sempre meglio e sempre di più, ma credo che siamo già molto impegnati in questa direzione. Lo stesso vale per le scuole e per i corsi di lingua. Io considero questo settore fondamentale e vi presterò la massima attenzione. Quanto ai servizi, la chiusura di alcuni Uffici consolari, che comunque è avvenuta alcuni anni fa, non ha portato alla loro riduzione: anzi, le statistiche indicano un costante aumento dei servizi prestati.
D. Nonostante la cessione di una parte delle prerogative nazionali a favore di una più stretta integrazione europea, resta ancora agli Stati membri molta autonomia nella politica estera. Quali sono i principali settori dei quali si dovrà occupare nell’espletamento del Suo mandato, soprattutto per quanto riguarda i rapporti tra Italia e Svizzera?
R. Direi che sono quelli che ho indicato prima: relazioni bilaterali, investimenti, scambi commerciali, questioni consolari, promozione della lingua e cultura.
D. Quanto a Com.It.Es. e CGIE, ha avuto già modo di incontrare i rappresentanti di questi comitati? Quali sono le iniziative ed i programmi da mettere in campo per migliorare la coesione e l’aiuto ai 600.000 connazionali residenti in Svizzera?
R. Li ho già incontrati. Abbiamo anche avuto una prima riunione Intercomites. Credo molto nella necessità di avere un rapporto continuo con i comitati e con il CGIE. Le iniziative e i programmi devono essere decisi insieme, sulla base di proposte che vengano da Com.It.Es. e CGIE e rispetto alle quali io sono molto aperto.
D. Le altre realtà associative presenti sul territorio, che si occupano in maniera più capillare delle esigenze di coloro che vivono in questa che è diventata per molti una seconda patria possono, secondo lei, rappresentare un ulteriore mezzo per far sentire le istituzioni italiane più vicine agli italiani che, pur vivendo lontani, mantengono forti legami con il proprio paese d’origine?
R. Certamente. I Com.It.Es. e il CGIE devono restare il punto di contatto istituzionale con l’Ambasciata e con gli Uffici consolari, come prevede la legge, ma personalmente sono aperto a incontri e al dialogo con ogni realtà attiva nei territori.
Ringraziamo ancora il nostro Ambasciatore per la cordiale accoglienza e per la disponibilità a rispondere ai quesiti posti.
E, oltre a rinnovargli il benvenuto in Svizzera, la SAIG gli augura un buon e proficuo lavoro.


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