La Francia ci rifrega Leonardo

Cultura

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di Enzo Varricchio

Impazza la “Leonardomania” a cinquecento anni dalla morte del genio di Vinci in quel di Amboise, amena cittadina nella Valle della Loira, il 2 maggio 1519.

Ovunque si organizzano mostre, documentari, convegni, manifestazioni d’ogni sorta per celebrare l’italiano più stupefacente di sempre.

Geniale, ad esempio, fu la sua decisione di lasciare l’Italia per la Francia su invito del nuovo re francese, Francesco I, quando morì il suo patrono, Giuliano de ‘Medici. Probabilmente intorno al novembre 1516, arrivò allo Château du Clos Lucé, a due passi dalla residenza del re a Amboise, che scaltramente se lo volle tenere vicino vicino.

Questo castello fu la splendida dimora fornita da Francesco I per Leonardo, che nominò “Primo pittore, ingegnere e architetto per il re”, una posizione per la quale l’artista ricevette un’indennità principesca. È qui che ha trascorso gli ultimi tre anni della sua vita riverito e coccolato, ed è qui che ha lasciato i dipinti che aveva portato in Francia, tra i quali la Gioconda, Sant’Anna, e San Giovanni Battista.

Possiamo dire che i francesi azzeccarono una micidiale operazione di marketing culturale ai danni dell’Italia aggiudicandosi la star dei secoli a venire, che oggi più che mai riscuote interesse e muove danari. Non a caso Emmanuel Macron, in un momento non proprio idilliaco per i rapporti diplomatici tra i due paesi, ha parlato del “nostro” Leonardo durante l’incontro celebrativo con Sergio Mattarella del 2 maggio proprio ad Amboise. “Nostro” nel senso che se lo comprarono!

Il cinquecentennale sarebbe potuta essere un’occasione di riscatto ma la storia si ripete e anche stavolta Parigi e Amboise hanno fregato Firenze e Milano. Mentre in Italia abbiamo organizzato qualche esposizione più virtuale che reale, in Francia si fa sul serio, con la megamostra in programma al Louvre dal 24 ottobre al 24 febbraio, che insieme ai 5 dipinti della collezione del museo presenta ben 120 opere (dipinti, disegni, manoscritti, sculture, oggetti d’arte), provenienti da alcune delle più prestigiose istituzioni europee (tra le quali quelle italiane, sigh!) e americane, con l’obiettivo di documentare in modo approfondito la particolare tecnica pittorica dell’artista, ma anche l’approccio alla conoscenza del mondo da studioso curioso e libero.

Sono previsti afflussi da record per questa grande retrospettiva.

La domanda sorge spontanea. Non si sarebbe potuto tenere l’evento in concomitanza tra Italia e Francia? Non avremmo dovuto organizzare qualcosa di più vincente e redditizio per sfruttare la ricorrenza? Magari qualcosa tipo “Leonardo e i suoi contemporanei” agli Uffizi o al castello meneghino, battendo la concorrenza con i nostri insuperabili maestri rinascimentali?

Insomma, a causa della mediocrità dei nostri politicanti della cultura, dopo 500 anni Leonardo sarà un po’ più francese e meno italiano.

Enzo Varricchio

PH: Marcel Duchamp, L.H.O.O.Q., (La Gioconda con I baffi), 1919, ready-made rettificato, 19,7 x 12,4. Parigi, Centre Georges Pompidou

https://www.louvre.fr/en/leonardo-da-vinci

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