L’impegno democratico

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Sarà scontato, ma lo riaffermiamo: in Democrazia l’impegno politico non può essere inteso solo come quello gestito dagli uomini di Governo. Preso atto della linea di questo nuovo Esecutivo, del quale lasciamo ad altri giudizi e pareri più “specifici”, torniamo sulla figura del cittadino comune spesso soggetto a norme non sempre coerenti con l’atteggiamento di chi le ha varate.

La Partitocrazia c’è ancora. Ne deriva che spesso ne subiamo le sorti senza potere, in concreto, intervenire. Ci conforta, però, uno dei principi fondamentali della nostra Costituzione che recita: ” la Repubblica riconosce e garantisce i diritti dell’uomo. Sia come singolo, che nelle formazioni collettive implicanti doveri e solidarietà politica, economica e sociale”.

 Sono questi termini, con profondo significato, che sarebbe meglio non minimizzare. Uno di questi vincoli dovrebbe essere proprio la condivisione attiva alla vita politica del Paese. Ben oltre gli schemi “scontati”. Quelli che non risolvono e che, spesso, sanno di compromesso. La Partitocrazia, al momento, non favorisce l’impegno collettivo, ma ne può influenzare ogni possibile trasformazione.

 Con queste premesse, é l’impegno democratico che dovrebbe essere favorito tramite una responsabilità comune che tenga conto di progetti complessivi. Quelli che, prima, sembravano nel “firmamento” di Lega/5S. Ora la questione sembrerebbe ribaltata nell’accordo PD/5S. Non scordando, però, la questione morale che, da noi, resta un ammaestramento di vita del quale ci si dimentica troppo speso. O, peggio, se ne tiene conto solo quando può fare comodo.

Giorgio Brignola

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