Siamo stanchi di essere Sud  poveri e sporchi

Così come la vediamo

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Pierfranco Bruni 

E dai. Questo Sud sta diventando soltanto un movimento della nostalgia e del ricordo. Un Sud dalle strade con buche da voragine, un Sud che ha smarrito il sostegno della intelligenza vocazionale, un Sud che non riesce a guardare alle grandi civiltà e si ancora ancora sul pressappochismo e sul contributo centralistico, un Sud che non è riuscito ad inventarsi e rienventarsi un futuro senza sostegno altrui.

Sono siamo stanchi di essere Sud e Sud della siesta messicana e del pensiero meridiano di Albert Camus che intendeva ben altro rispetto a ciò che altri (meridionali) hanno copiato. Io da meridionale e con una storia tutta Mediterranea concordo pienamente con Vittorio Feltri sul Sud. Andiamo sull’efffimero? Basta frequentare una spiaggia del Sud e una del Nord per rendersi conto che Cristo è ancora fermo ad Eboli. 

Responsabilità di una sinistra accattona becera scialba e senza cultura se non il suo vomitevole antifascismo visto dappertutto mentre il fascismo è morto e seppellito nel 1945. 

Una sinistra che ha fatto la sua fortuna tracciando continuamente una riforme delle terre con l’occupazione “sovietizzata” delle proprietà altrui  prima e una del Mezzogiorno dopo con le varie casse per il Mezzogiorno inventandosi anche dei ministeri per il Mezzogiorno come se fossimo, noi Sud, popolo da essere comandato e sostenuto.

Bisogna constatare viaggiare comprendere abitare per capire. Viviamo il Sud dei paesaggi e delle intelligenze della diaspora. Il Sud dei presepi ma senza la capacita progettuale dei pastori. Oggi è un tragico relitto, il Sud. Senza stile eleganza e capacità. Distrugge la bellezza con l’incapacità progettuale. Una volta c’era la cultura. Dalla Magna Grecia ai Borboni. 

Non tirate fuori le solite leggende degli anatroccoli o del rischiossisimo “io sono piccolo e nero”. 

I Savoia invasori? Siamo invasi continuamente dalla pochezza attuale.  Oggi noi meridionali siamo maledettamente ineducati senza eleganza, incapaci di vedere nelle lungimiranze e “buchettari”. Esiste ancora una antica nobilta. Ma è il passato. Non si vive di trapassato ma di coerenza per una progettualitá. Fermi ad una storia da compromesso, dove finita l’era dei “gattopardi” sono immediatamente giunte le “iene”. Aveva ragione Tomasi di Lampedusa. Aveva letto bene la storia e la politica. Ma nessuno volle capire. Aveva letto bene Carlo Belli ma dovette scappare da Taranto e dalla Magna Grecia. 

Questo Sud ha una civiltà della memoria ma non conosce la civiltà del futuro. Il Sud è solo malinconia mania di raccontare ancora valigie di cartone con lo spago e litania. 

Il Sud magico è una invezione e una finzione antropologica. Regna il “familismo amorale” che è la peggiore condanna per un popolo e non è mai stata una terra del rimorso. Quante incomprensioni generate anche da Ernesto De Martino che ha tanto speculato culturalmente  sulle vedeve bianche nere e rosse del popolo contadino tra rughe bicchieri di vino e cantastorie. La grande antropologia è altrove a cominciare da Mircea Eliade.

Io sono meridionale – calabrese e mediterraneo e affermo ciò con la consapevolezza che una classe politica e dirigenziale può anche cambiare, ma non serve a nulla se il servilismo e vittimismo meridionalista resta ancora tale. 

Vedo i Nord crescere con eleganza. I Sud con tristezze e arroganza scendere anche nelle strade sporche e nelle fogne a cielo aperto scendere a mare. 

Corrado Alvaro ha sempre sottolineato che la favola della vita interessa più della vita stessa. La favola. Ha lasciato la terra degli Aspromonti per cercare la civiltà oltre il fanatico labirinto magno greco della Calabria terra dei bruzi di San Luca e di Riace bronzea ed ha capito che le memorie restano un mondo sommerso.

Siamo rimasti alle ferrovie dei Borbone e con nostalgia e rimpianto sento ripetere sempre ciò, mentre nel Nord si viaggia ad altissima velocità. Colpa del Nord o di un Sud perennemente nostalgico che pensa ancora di ricostruire il Regno di Napoli tra nobiltà e sgomento, tra povertà e grandi ricchezze mafiose contagiose. 

Si pensi ad una progettualitá di alto profilo economico ad una cultura per la complessità dei valori. Ancora mostriamo i nostri emigranti per farci una ragione delle immigrazioni. Ma basta con questo Sud che difende un passato che resta nella memoria della storia per uso e consumo di una politica scialba che sembra ancora legata alla visione di Salvemini Crispi, siciliano, e Gramsci. Perché ho tirato in ballo la sinistra? Perché ha sempre strumentalizzato noi meridionali come se la questione del Sud fosse avulsa da una intera nazione disconoscendo che non esiste una questione meridionale ma una questione nazionale. È la sinistra che non ha mai accettato la visione unitarietà creando briganti e barboni sempre alla Corte degli austro ungarici. Ma l’unità d’Italia realmente é stata imposta o frotte di popolo meridionale si è subito alleato con il “manigoldo” Garibaldi? 

Il presidente del consiglio Depretis ha applicato tra i primi una cosiddetta politica di sinistra per consegnare uno Stato incerto tra le mani di Giolitti. 

Siamo stati incapaci di proiettare una vera eredità nel futuro. Siamo la terra della Magna Grecia senza più la Magna Grecia. Un Sud baraccone senza idee, straccione di una miseria comune e colpevolista esiste ancora. 

redazione@progetto-radici.it

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