Italiani che vivono all’estero: occhio alla multa se in estate si torna in vacanza in Italia

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Rientrare in Italia con auto con targa straniera: quando si rischia la multa e il fermo del veicolo.

di Alessandra De Angelis

Per gli italiani che vivono all’estero, l’estate è spesso il periodo migliore per tornare a casa, ritrovare gli affetti familiari e riscoprire il sole e il mare. Attenzione però perché per chi torna in auto, una nuova disposizione prevista dal decreto Sicurezza potrebbe comportare una multa inaspettata. Riportiamo a tal proposito un caso accaduto nei giorni scorsi a Bari e che potrebbe non essere isolato.

La storia ha come protagonista un docente universitario italiano che lavora in Germania. Tornato nel Bel Paese con la macchina immatricolata in Germania e intestata a sua moglie, si è visto addebitare una multa. A nulla è servito obiettare che la macchina fosse intestata alla moglie. Sarebbe stato lo stesso anche in caso di noleggio a lungo termine del veicolo.

Può sembrare paradossale ma i vigili si sono limitati ad applicare le nuove disposizioni del Codice della Strada in seguito all’approvazione del Decreto Sicurezza.

Guidare auto con targa straniera: si rischia multa di 400 euro

La ratio della norma, pur essendo inserita nel decreto Sicurezza, si ricollega alla sicurezza solamente in modo indiretto. In realtà la motivazione del divieto si giustifica soprattutto nella necessità di contrastare il fenomeno, purtroppo non isolato, dei cd furbetti della targa, ossia degli automobilisti che noleggiano o acquistano veicoli con targhe dell’Unione Europea per non pagare le tasse o le multe fatte da polizia municipale e stradale. L’applicazione alla lettera delle disposizioni però portano a comminare la multa anche in questo caso. Anzi, a ben vedere, la norma, oltre alla multa di 400 euro per chi guida una macchina immatricolata all’estero pur avendo nazionalità italiana, prevede il sequestro amministrativo del veicolo. Quando la macchina viene sequestrata, la targa viene spedita agli uffici della motorizzazione locale, per l’esecuzione delle verifiche e per avviare il cd iter di “italianizzazione” della vettura. Insomma il processo può essere lungo e costoso


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