L’evoluzione

Primo piano

La diatriba tra “destra” e “sinistra” sembra finita. Oggi, il PD è più inquadrabile tra i partiti di “pensiero”; di ciò prendiamo, realisticamente, atto. Col suo crepuscolo, non ci sono più stati momenti per ridare forza a una sinistra nel senso proprio del termine. L’evoluzionismo interno, sembrerebbe non aver avuto buon gioco. Le lezioni politiche di questi primi diciotto anni del Nuovo Millennio non hanno soddisfatto nessuno. Neppure i militanti più affezionati.

Errori di percorso ci hanno fatto comprendere che ogni vantaggio è superato dai costi per il mantenimento d’alleanze che, in definitiva, di “nuovo” non hanno nulla. Più che messaggi, attuali o rinnovati, servirebbero interventi risanatori che la politica nostrana non è più in grado di garantire, né di proporre. I cambiamenti governativi non sembrano garantire il futuro del Paese. Per attribuire un colpo al cerchio e uno alla botte, ci siamo trovati in braghe di tela. Tra poche settimane, vedremo se, almeno, a livello UE ce la caveremo meglio.

Il nostro futuro è sempre dipeso dalle decisioni di “altri”. Gli “altri”, tanto per capirci meglio, sono quelli che orbitano fuori del firmamento politico ufficiale; ma condizionano gli sviluppi dello Stivale. La vecchia sinistra, quella di prima della caduta del muro di Berlino, ha esalato l’ultimo respiro. Sui suoi resti è rimasto un “deserto” tanto più sterile, quanto maggiormente condizionato dagli uomini che sono venuti dopo.

Le radici storiche dell’Italia ci hanno insegnato che le certezze non possono esulare dalle linee di un programma politico che ne consenta la realizzazione. Oltre i progetti, e le promesse, resta la realtà dei progetti incompiuti. Oggi la nuova Destra non ci consente migliori prospettive. Quando sono meno determinati “incentivi”, non c’è politica che tenga: l’Italia vorrebbe cambiare; ma in meglio.

Giorgio Brignola


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