La santa Pasqua e la strage d’agnellini

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Si avvicina la santa Pasqua e la strage d’agnellini già si è conclusa, con le proteste sacrosante degli animalisti e dei vegani. E a dar loro ragione è il sottoscritto che proprio iersera ha mangiato con molto gusto e un segreto, piccolo rimorso, bistecchine d’agnello impanate e fritte alla perfezione dalla cara consorte. Una squisitezza. Ma poveri agnelli, poveri agnelli condotti al macello in tenerissima età. Poiché non sappiamo, non vogliamo rinunciare alla carne, ci arrampichiamo sugli specchi per sostenere che è giusto ammazzare gli animali anche quando non sarebbe strettamente necessario. Non vogliamo sentirci in colpa. E ragioniamo come un noto giornalista che qualche sera fa durante una trasmissione televisiva, ha detto, ad un dipresso, che il nostro diritto ad uccidere e mangiare gli animali deriverebbe dal fatto che un animale non è una persona.  Ma che discorso è? Un giorno da un lontanissimo pianeta di una lontanissima galassia, arriveranno sulla Terra esseri mille volte più intelligenti di noi, mille volte più forti di noi, il che è ovvio se riusciranno ad arrivare sulla Terra, arriveranno, ci sottometteranno e se amanti della nostra tenera carne, ci squarteranno e ci appenderanno nelle loro macellerie assieme alle mucche e agli agnellini. Come del maiale, forse diranno che dell’uomo non si butta via niente.

Io credo che non avremmo il diritto di togliere la vita a nessun essere vivente, uomo o animale, forse non avremmo il diritto neppure di abbattere un albero.