Ho lasciato mezza vita alla Casa d’Italia, ma al Comites non posso dire la mia

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Riceviamo e volentieri pubblichiamo la nota della sigra Pepe dalla Svizzera.

Lo scorso  14 marzo ho assistito a una riunione del Comites di Zurigo con due amici. Ci siamo seduti in fondo alla stanza, un po’ angusta a dir la verità.  Subito dopo che il presidente Luciano Alban ha aperto i lavori, il consigliere Ippazio Calabrese ha chiesto  il permesso all’Assemblea di  concedere al punto “varie” il diritto di parola agli ospiti  della serata.

Immediatamente il presidente Alban ha detto, in modo categorico,  che non era possibile, perché non lo prevedeva la normativa. Il consigliere Petta si è opposto alla decisione del presidente, dichiarando il suo consenso, affinché noi potessimo parlare. Si è aperta una discussione lunga e amletica sulla opportunità  di poterci far parlare  o non parlare. Secondo me, già questo è un dettaglio fondamentale sulla caratura dei componenti del suddetto Comites, in primis il presidente e a seguire  il vicepresidente, Paolo Da Costa, anch’egli contrario a farci intervenire: chiaramente in ogni contesto ci sono pure delle eccezioni.  E, così, dopo urla e discussioni inutili,  grazie al consigliere Petta, che aveva  minacciato addirittura di andarsene, insieme ad altri, siamo riusciti ad avere il diritto di  parola. Sembrava di stare in un regime dittatoriale, dove possono parlare solo gli eletti, invece noi che non occupiamo nessuna poltrona di rilievo dobbiamo stare zitti e muti.

Dopo aver ottenuto la facoltà di esprimermi, la sottoscritta ha manifestato al Console aggiunto, dr. Marco Nobili (il Console Giulio Alaimo non era presente), tutta la propria rabbia e delusione per la vendita della Casa d’Italia di Lucerna.

Il presidente Alban ha subito replicato, affermando che era stato fatto tutto il possibile, ma purtroppo la vicenda è andata in un altro verso e ormai non si può fare più niente. E allora mi chiedo, qual è il possibile fatto dal Comites? E in cosa consiste?  Qual è il possibile fatto dal Consolato, dall’Ambasciata, da Alban, da Da Costa, da Alaimo? E in cosa consiste concretamente?

Se il Comites non può fare niente, il CGIE non può fare niente, l’Ambasciata non può fare niente, i politici non possono fare  niente, a cosa servono tutti questi organi e cariche Istituzionali?

Sarebbe forse meglio eliminarli, così non sperperiamo soldi inutilmente! Le ultime elezioni dei Comites, a livello mondiale,  sono costate circa 9 milioni di Euro, a cui si aggiungono  altre somme di finanziamento  che ogni anno lo Stato dà a questi organi  della comunità  italiana all’estero,  per le loro attività. Quando, però, si tratta di far squadra per evitare, per esempio, la vendita della Casa d’Italia di Lucerna, ha prevalso l’indifferenza.

Ho ottant’anni e nella Casa d’Italia di Lucerna ho lasciato mezza mia vita, aiutando le suore a tenere i bambini, a pulire, a cucinare e altro volontariato con le Associazioni, come tanti altri. Ricordo, ancora, che allo sfratto le suore se ne sono andate piangendo, perché anche loro non credevano a quello che stava succedendo. In effetti si doveva salvare un bene unico nel suo genere, con quasi un secolo di storia, ma non si è fatto abbastanza!

La comunità di Lucerna aveva costituito la società “Cooperativa Casa d’Italia” per acquistare l’immobile, messo all’asta per poco più di 3 milioni.  Eravamo riusciti a mettere insieme la somma da cui partiva la gara d’asta,  con le garanzie della  banca cantonale di Lucerna, ma purtroppo lo Stato italiano, improvvisamente, ha deciso diversamente.  Qui mi mancano le parole per esprimere un’infinita delusione e tristezza. Il suddetto immobile che  rappresentava la nostra storia, la nostra tradizione e la nostra cultura, dove rifugiarci per respirare la nostra italianità, alla fine è  stato venduto a terzi, invece i Comites sono rimasti, insieme  ai soliti presidenti e vicepresidenti.

La    Casa d’Italia di Lucerna per noi aveva un valore inestimabile, è stata  l’ancora di salvezza che  ci dava   la forza di lavorare e risparmiare, per ritornare un giorno in Italia. Ora, la maggior parte di quelle persone, siamo rimaste qui, come la sottoscritta, ma purtroppo  ci è stato  sottratto   quello a cui  tenevamo di più: il nostro punto di riferimento.

Infine sono rimasta delusa anche dalla risposta del Console aggiunto, Marco Nobili, quando a una domanda in cui gli si chiedeva perché la Farnesina  non avesse risposto alla raccomandata inviata dall’avvocato della Cooperativa Casa d’Italia di Lucerna, dove erano allegate tutte  le garanzie bancarie, si è “lavato le mani” con la seguente  risposta: “La Farnesina ha giudicato la vendita nei limiti della legge”.

A questo punto mi domando, se la Farnesina era al corrente che qui la Comunità italiana voleva acquistare l’immobile, perché nessuno è  intervenuto? Inoltre, un articolo inserito  nel bando  d’asta diceva, chiaramente,  che l’amministrazione si riservava il diritto di annullare la procedura d’asta in ogni fase”.  E, allora, perché non è stato fatto?

Vorrei tanto che qualcuno della Farnesina potesse rispondere alle nostre domande e ai nostri molteplici dubbi.

In fede

Carmela Pepe