I catechisti indigeni Baniwas

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AMERICA/BRASILE – I catechisti indigeni Baniwas: è importante la formazione, pregare nella nostra lingua, salvare i valori

São Gabriel da Cachoeira  – In Amazzonia la piccola presenza nelle comunità di ministri ordinati, spesso a causa della distanza e delle difficoltà di accesso, assegna ai catechisti un ruolo rilevante. E’ la realtà vissuta nelle comunità dei fiumi Içana e Ayari, al confine tra Brasile e Colombia, nella diocesi di São Gabriel da Cachoeira.
Alcuni di questi catechisti, appartenenti al popolo indigeno Baniwa, in una conversazione con l’Agenzia Fides, sottolineano la necessità di “più corsi biblici, in modo che come catechisti siamo più preparati per lavorare con le nostre comunità”. In molti casi i catechisti svolgono le attività pastorali in chiese precarie, e osservano che “gli aiuti alle comunità di confine” spesso non li raggiungono, cosa che non sempre capiscono, perché dicono “siamo di gran lunga quelli che hanno più bisogno di aiuto”. Raccontano a Fides che “molte volte manca la benzina e anche i sussidi per poter fare le celebrazioni della Parola ogni domenica”.

Uno dei catechisti ricorda che in passato “abbiamo remato due settimane per partecipare a un corso”. Considerano la formazione come “un modo per valutare i catechisti da parte della Chiesa e della comunità stessa”. Apprezzano di avere un sacerdote indigeno, che lavora tra loro, che parla la loro lingua: “ci aiuterà a capire meglio la Parola di Dio, che è molto importante, e anche a salvare la nostra cultura” . Loro stessi riconoscono a Fides che “stiamo perdendo molte delle conoscenze tradizionali. È necessario che qualcuno insegni ai più piccoli, crei scuole che aiutino a trasmettere quelle conoscenze”.

Infatti una difficoltà che si riscontra è la mancanza di una scuola sul posto: “i giovani devono andare lontano per studiare, molti non proseguono gli studi per questo motivo”. I catechisti riconoscono che “i giovani oggi non comprendono le norme della Chiesa cattolica, ed è necessario insegnarle”. Per questo, secondo loro, “molti indigeni vanno nelle chiese evangeliche”, e in parte ciò è dovuto alla scarsa presenza di sacerdoti e alla mancanza di corsi per i giovani.
Per gli indigeni, poter pregare nella propria lingua significa molto. Le catechiste ammettono che “gli anziani sanno come pregare in portoghese, ma molte volte non sanno quello che stanno dicendo”. Sanno di non conoscere bene il portoghese, quindi è importante “essere in grado di tradurre la Parola nella lingua Baniwa”.

A poco a poco, i valori si stanno perdendo nelle comunità indigene, in quanto l’influenza della società occidentale è sempre più presente, rilevano i catechisti. Secondo loro si sono perse le feste tradizionali, l’accoglienza dei visitatori con doni. Inoltre “è necessario rispettare la natura, che ha una dimensione sacra. La natura non può essere ferita, perché in seguito se ne pagano le conseguenze. Ogni luogo ha il suo proprietario, ci sono luoghi sacri, che devono essere rispettati” concludono. (LMM) (Agenzia Fides )