A Londra omaggio all’arte di Elisa Montessori

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LONDRA – La Project Room dell’Istituto Italiano di Cultura di Londra ospita per un mese, dall’8 gennaio scorso e sino all’8 febbraio, la mostra “Dafne and the Butterflies” dell’artista e pittrice italiana Elisa Montessori.

I 14 lavori esposti appartengono ad una collezione privata e in questa occasione sono presentati per la prima volta al pubblico. Coerentemente con il corpus di opere realizzato dall’artista, i lavori esposti all’Istituto Italiano di Cultura sono ispirati alla tavolozza e alle tecniche della cultura asiatica, con una attenzione particolare alle delicate farfalle e al famoso mito classico di Dafne.
Nata a Genova nel 1931, Elisa Montessori vive e lavora a Roma. Disegnatrice e pittrice con Mirko, Afro e Cagli, respira nella capitale l’aria di un rinnovamento artistico, che inizia nel 1951 col “Manifesto del Gruppo Origine” di Burri, Capogrossi e Colla, nel solco di un ritorno al primordio junghiano. L’esoterico e lo spirituale sono l’eco che Elisa, nel suo profondo esistenzialismo, sente di più. Attraverso le sperimentazioni tecniche, su cui forgia i suoi inizi con Mirko, l’incisione, la tempera all’uovo, il mosaico, l’oreficeria, lo sbalzo, esce dolce e sommessa la sua voce, che s’inclina ad ascendenze orientali, dopo l’incontro con la cultura cinese. L’Oriente per lei diventa maestro di vita, anche quando negli anni ’70 segue le tendenze minimaliste, con un infittirsi e diradarsi di un segno netto, nero sul bianco della carta. Arriva allora alla sintesi della linea unica di Orizzonte per poi tornare alle pitture d’intenso colore dell’Ukyo-e (il disegno del mondo fluttuante).

Partecipa nel 1982 alla XL Biennale di Venezia con la serie de “La Montagna di Seghers”: grandi carte intelate su cui esegue, sulla scia del maestro olandese del ‘600, con carboncino, gessi, e pastelli colorati, segni che suggeriscono paesaggi, come nelle pitture cinesi i bordi suggeriscono le nuvole. In Haiku un dittico del 1986, come in Giardino del 1990, l’influenza orientale è netta, profondamente pensata nelle pause dei bianchi e nelle apparizioni dei colori forti e solari. Prosegue in gran formato la serie dei fiori nei gigli in bianco e in nero di Casablanca (1998) e nei giardini, che negli anni interpretano in trasparenza il suo mondo naturale, Campi Elisi, 1994, Fiori di Mackintosh (1998), fino al ritorno del mosaico, che incide con forza sui colori e allude ad un ché di barbarico e islamico, che nella sua arte è nuovo.

Molti gli acquerelli con cui nel tempo ha proficuamente illustrato le opere letterarie, da Shakspeare a Silvya Plath, da Derek Walcott a Su-Ling, sino a quelli eseguiti nel 2006 sul ritmo d’intersecazioni della musica per frequenze casuali di John Cage’s story.
Tra le mostre più importanti ricordiamo: 1951, prima personale a Roma presso la Galleria Fiorani;1982, XL Biennale di Venezia; 1983, XVII Biennale d’Arte di San Paolo del Brasile; 1993, Palazzo delle Esposizioni di Roma; 2006, Galleria Nazionale d’arte Moderna, Roma; 2007 Galleria Angelica di Roma; 2009 partecipa alla LIII Biennale di Venezia; 2010 Galleria di Milano.

Il suo studio a Trastevere ha un ordine caotico, nulla è classificato per genere, cronologia, tutto sembra possedere vita propria: vortici, gorghi d’acqua, pensieri che affiorano da fondi scuri, fiori carnali, rosi dal tempo, segni, scritture che si fanno spazio attraverso il candore della carta e dense pennellate di colori, suoni, musica, forme che evocano e non dicono. Elisa Montessori guarda ad Oriente, ammira la disciplina dei calligrafi, dei pittori cinesi e giapponesi, usa carte raffinatissime (anche rotoli di 6/7 metri) tele, mosaici. Lavora per terra, non ha cavalletto, compone secondo il ritmo dell’action painting.

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