Voto strategico

Primo piano

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Quando scriviamo di Connazionali all’estero, cerchiamo sempre d’essere chiari. Almeno c’impegniamo a provarci. Il numero degli italiani oltre confine è di 4.482.115 individui. Il 72% con l’età per votare; di cui 2.430.110 (più del 50% del totale) residenti nel Vecchio Continente. Se gli italiani all’estero potessero attivare un partito differente da quelli schierati nella Penisola e dai quali anch’essi dipendono, la loro rappresentatività potrebbe essere diversificata.

Questa argomentazione sarebbe, tutto considerato, un nuovo modo per coordinare anche la politica italiana tramite una maggioranza numerica dei Connazionali che aderissero a un loro partito, senza frammentare il voto in “rivoli” e “rivoletti”. Una struttura nuova senza riferimento con nessun movimento politico già in essere. Quest’asserzione dovrebbe rimarcare una formazione capace di portare avanti le esigenze della nostra Comunità oltre confine che gli organismi politici in essere non sono stati mai in grado d’individuare.

A questo progetto manca, però, un passo fondamentale: il diritto di voto degli italiani oltre confine dovrebbe essere esteso anche ai Collegi nazionali. Poi, sarebbe necessario realizzare un movimento politico con loro Candidati eleggibili sia in Patria, che all’estero. In questo modo, si potrebbe ridare impegno anche a chi, ora, si sente disincentivato; e non sempre a torto.

La norma che immaginiamo dovrebbe, tra l’altro, introdurre anche il voto elettronico. Quindi, un voto senza confini geografici e condizioni limitative di residenza. Adesso ci sono, e lo ripetiamo, le premesse per dare contenuti a una normativa sul voto politico dall’estero.

Giorgio Brignola