Architettura: a Tunisi il punto sul contributo italiano nel Maghreb

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TUNISI  – Il tema dell’importante contributo italiano all’architettura della Tunisia, dell’Algeria e della Libia sarà al centro di un convegno intitolato “Architetti, ingegneri, imprenditori e artisti decoratori italiani nel Maghreb”, che si terrà all’Université de la Manouba di Tunisi il 6 dicembre prossimo ed il giorno successivo presso l’Association de Sauvegarde de la Médina de Tunis, nel cuore antico della capitale. 

Con l’Egitto, e ovviamente la Libia, la Tunisia è uno dei tre paesi del Nord Africa che conservano il più ricco patrimonio di architetture che sono il prodotto del lavoro dell’emigrazione italiana, rappresentata non solo da architetti e ingegneri (le cui possibilità di operare erano limitate dall’egemonia professionale francese), ma anche e soprattutto da imprenditori che, per le loro capacità e la loro convenienza in termini di costi, erano spesso chiamati a collaborare con architetti francesi, da artisti decoratori e da industrie d’arte collegate all’edilizia. Oltre ad ampliare e integrare con nuove acquisizioni documentarie la conoscenza dell’apporto italiano all’architettura della Tunisia, e più in generale del Maghreb, il convegno si propone di stimolare lo sviluppo di linee di ricerca non ancora adeguatamente esplorate. È questo il caso, per esempio, dell’opera degli artisti decoratori e artigiani italiani (scultori, plasticatori, marmisti, mosaicisti, ebanisti, fabbri esperti nelle tecniche del ferro battuto, pavimentatori), il cui contributo è stato tanto importante quanto non ancora sufficientemente messo a fuoco, per le difficoltà di reperimento delle fonti documentarie. Le due giornate del convegno, sono articolate in quattro sezioni: figure dell’emigrazione italiana nel Maghreb nel XIX secolo, l’architettura nell’epoca coloniale; la presenza italiana nei paesi del Maghreb dopo la conquista dell’indipendenza nazionale; il ruolo delle arti decorative nell’architettura maghrebina e il contributo italiano. L’ultima delle quattro sezioni del convegno intende richiamare l’attenzione su questo aspetto, tutt’altro che secondario, dell’attività degli emigrati italiani con l’intento di stimolarne lo studio, supplendo alla carenza di fonti con indagini sul campo, nei quartieri delle città che conservano, in particolare nelle architetture Art Nouveau e Art Déco, significativi campionari delle arti decorative italiane. Rispetto al precedente convegno sullo stesso tema tenutosi nel 2009 sempre a Tunisi, “è da segnalare il significativo incremento della partecipazione di studiosi provenienti da Tunisia e Algeria, che si affiancano ai colleghi europei di Italia (docenti e giovani ricercatori di sei atenei diversi), Francia e Grecia” sottolinea Ezio Godoli del Centro di Documentazione sull’Architettura Contemporanea in Toscana, aggiungendo che “ciò dimostra che l’intensificarsi nell’ultimo ventennio degli studi sulla presenza degli architetti italiani nei paesi della riva meridionale del Mediterraneo ha conseguito l’importante risultato di diffondere tra gli studiosi dei paesi del Maghreb la consapevolezza che il lascito degli italiani operanti, con diverse competenze, nel settore delle costruzioni costituisce una importante componente delle città storiche, un “patrimonio condiviso” che è doveroso studiare, analizzare e tutelare per i suoi valori di memoria collettiva euro-africana”. All’organizzazione del convegno hanno collaborato la Faculté des Lettres, des Arts et des Humanités dell’Université de la Manouba, il Laboratoire d’Archéologie et d’Architecture Maghrébines di Tunisi, l’Association de Sauvegarde de la Médina di Tunisi, l’Istituto Italiano di Cultura di Tunisi, la Società Dante Alighieri (Comitato di Tunisi), il Centro di Documentazione sull’Architettura Contemporanea in Toscana di Pescia e l’Institut de Recherche sur le Maghreb Contemporain di Tunisi.

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