Ciociare di Degas e di Picasso in vendita a New York

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Ricordare  il successo del personaggio in costume ciociaro nell’arte  pittorica e scultorea occidentale, ma anche in letteratura e in  musica, è sistematicamente motivo di gratificazione e di godimento, anche di orgoglio di campanile: entrare infatti in un museo dovunque nel mondo ed essere certi di rinvenirvi sulle pareti  un quadro che illustra il contadino  o il pifferaio o il brigante  in costume ciociaro  o sul piedistallo una scultura la cui modella è stata una ciociara,  si cade veramente vittima della cosiddetta ‘sindrome di Stendhal’ perché un successo tale e così esteso e capillare è  unico e tipico nella Storia dell’Arte solo dei figli della Ciociaria: e in realtà se si escludono i cristi e le madonne, non esistono altri soggetti così universalmente presenti! Quanto anche è motivo di sconfinata considerazione è il fatto che ad essersi  occupati di queste umili creature in gran parte originarie di quell’angolo sperduto che è la Valcomino tra i fiumi Liri e Garigliano nell’antica Terra di Lavoro, sono stati anche i massimi artisti dell’Ottocento-Novecento e  non c’è alcun soggetto pittorico ad aver  attratto e catalizzato l’attenzione di Corot, di Cézanne, di Degas, di Renoir, di Van Gogh, di Picasso, di Severini, di Briullov, di Leighton, di Hayez, di Rodin, di Matisse……Sono la ragazza o il ragazzo in costume ciociaro che hanno affascinato e sedotto tali massimi maestri e non altri costumi o altre creature! E’ una realtà sbalorditiva che non si comprende definitivamente nelle sue implicazioni e conseguenze.

E  perciò appare sempre più inspiegabile o imperdonabile il fatto che tanti musei, istituzioni, studiosi, abbiano sistematicamente passato in secondo o terzo piano queste figure! Dover costatare per esempio che il Museo Rodin ancora ignora completamente quelle donne e uomini che hanno letteralmente ispirato i capolavori maggiori dell’artista o che il Museo d’Orsay organizza per la prima volta nella storia una esposizione del personaggio in costume ciociaro come visto dagli artisti francesi e poi intitola la mostra ‘Contadini del Lazio’ o che la Galleria Naz. di Washington organizza la esposizione importante sulle donne di Corot e ignora o passa sotto silenzio che le ciociare dipinte dall’artista sono appunto ‘ciociare’ e non rustiche o regionali o romane o italiane o abruzzesi o parecchio altro ancora….allora si viene presi effettivamente dallo scoramento e dallo scoraggiamento.

Lasciamo al lettore individuare le ragioni se ci sono  ma sicuramente le spiegazioni e motivazioni alla base di tale oscuramento ed emarginazione.

Nelle prossime settimane, ed esattamente il tredici di novembre vanno in vendita a New York  presso nota casa d’aste due affioramenti che definire miracolosi è, a mio avviso, una attenuazione: in effetti si tratta di due ciociarelle, come illustrate prima da Degas verso il 1856 e poi da Picasso nel 1917 quando a Roma. Edgar Degas ha realizzato più opere, quasi tutte all’acquarello, di raffigurazioni  di donne ciociare quando viste in giro nel corso di qualche suo soggiorno romano, alcune presenti anche nel Museo MET di New York, qualcuna apparsa in asta negli anni passati. Picasso al contrario nelle poche settimane di soggiorno a Roma, abitava proprio nei pressi di Piazza di Spagna e quindi era per lui uno spettacolo quasi quotidiano assistere allo imprevedibile spettacolo di quelle ciociarelle nei loro sfolgoranti costumi  sulla scalinata di Trinità dei Monti in attesa dell’artista che le ingaggiasse. E realizzò numerosi schizzi e poi un dipinto ad olio per il quale non vi sono parole idonee per descrivere, una ciociara in stile cubista scintillante, oggi in primaria collezione elvetica:  in totale ha realizzato oltre venti opere con ragazze ciociare, in prevalenza disegni ed acquarelli, una parte a Roma e una parte negli anni seguenti fino al 1922!

Quelli in vendita prossimamente sono due acquarelli uno, quello di Degas, formato 28,2×14,6,  l’altro quello di Picasso quasi delle medesime misure.  Trattandosi di questi titani e giganti dell’arte, anche le stime fissate sono corrispondenti.

Certo è umiliazione enorme nonché grande offesa all’arte e alla cultura  nonché alla collettività dover costatare che nella patria dove è nato tale fenomeno artistico ammirato e celebrato in tutto il mondo d a oltre duecento anni, non si rinvenga nessuna opera nelle istituzioni pubbliche o private e che  nelle scuole e accademie  e istituti d’arte il tema che ha sedotto Matisse e Picasso, Rodin  e Van Gogh, cioè gli eccelsi dell’arte occidentale, sia lettera morta!

Bello sarebbe se almeno uno di questi acquarellucci trovasse il suo amatore ciociaro.

Michele Santulli