Inaugurata la mostra al Mumi: “passato e presente delle migrazioni in Uruguay”

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di Matteo Forciniti 

MONTEVIDEO  – “Un nuovo spazio per riflettere sulla memoria delle migrazioni in Uruguay. È stata inaugurata la mostra permanente “Passato e presente della migrazione in Uruguay” allestita all’interno del Mumi, il Museo de las Migraciones di Montevideo, in occasione della celebrazione dei settant’anni della Dichiarazione universale dei diritti umani. Oggetti d’epoca, immagini, video, dati ed altri elementi preziosi aiutano a comprendere e studiare un fenomeno che ha vissuto negli ultimi anni una vera e propria riscoperta: seppur con numeri nettamente inferiori rispetto al passato, el Paisito è tornato ad essere meta di destinazione per persone alla ricerca di una situazione di vita migliore”. A scriverne è Matteo Forciniti in questo articolo che firma per “Gente d’Italia”, quotidiano diretto a Montevideo da Mimmo Porpiglia.
“La mostra coinvolge anche gli uruguaiani residenti all’estero così come i ritornati e chi percorre i cammini di andata e ritorno da queste terre. C’è davvero tanta Italia all’interno di questa esposizione – frutto di ricerche e donazioni personali – che mostra volti, numeri e simboli di un Uruguay accogliente e testimone fiero della sua storia.
Lo dimostrano i numeri esibiti cronologicamente a partire dal 1851 con l’inizio delle prime ondate emigratoria italiane con liguri, veneti, calabresi, siciliani e campani, un fenomeno che fu particolarmente intenso nel periodo 1871-1890.
Il censimento del 1908 resta una delle prove più forti: nel 17% di popolazione straniera su un totale di poco più di un milione di abitanti, l’Uruguay aveva il 34,41% di italiani, primo gruppo etnico. Il progetto è frutto di un intenso lavoro di collaborazione con diverse istituzioni e persone italiane tra cui il centro culturale Vissi d’Arte di Montevideo (gestito da una giovane coppia italiana), il Museo dell’emigrazione lucana (con cui è attivo un accordo di collaborazione) e lo spazio culturale Valdense della comunità fondata dalle famiglie piemontese di religione valdese nella zona di Colonia. Sono anche presenti dei disegni dell’architetto torinese Fulvio Capurso contenuti all’interno del libro “Tano. Historias de migrantes ítalo-uruguayos”.
Tantissimi, inoltre, gli oggetti a cominciare dal grande baule di un emigrato friulano e poi ancora carte d’identità, passaporti, cartoline e documenti dell’Esercito italiano. Senza dimenticare le bibbie dei valdesi, ulteriori testimonianze di un fenomeno “atipico” all’interno del vasto panorama dell’emigrazione italiana in Uruguay. Cozzi, Da Molin, De Stefani, Girardo, Marchesini: diverse le famiglie italouruguaiane che hanno donato al museo pezzi di ricordi familiari conservati con cura nel corso del tempo.
“La presenza italiana qui è stata fondamentale” ha spiegato la direttrice del museo Irene Cabrera a Gente d’Italia, dopo la cerimonia di apertura. “Oggi completiamo finalmente un lungo processo che ha visto crescere in questi anni il museo” ha affermato visibilmente emozionata dopo il traguardo raggiunto.
“Dobbiamo ringraziare tutti coloro che hanno voluto condividere con noi parte della loro storia. Per chi fosse interessato, c’è ancora tempo per poter donare oggetti e ricordi al museo perché l’obiettivo è quello di far crescere questa mostra permanente insieme ai lavori di riqualificazione che partiranno a breve”.
“Il nostro è un piccolo contributo – ha proseguito nel suo intervento – per cercare di comprendere i fenomeni migratori che ha vissuto il nostro paese in passato e quelli che stiamo vivendo oggi”.
Intervenuto durante la cerimonia di apertura, il sindaco di Montevideo Daniel Martínez ha sottolineato l’importanza di “dare priorità alla tematica migratoria” nelle politiche pubbliche in contrasto “alle chiusure che si vedono in altri paesi e che devono far paura””.