La fotografia del neorealismo: a New York uno sguardo sull’Italia dell’epoca

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di Mauro Lucentini  

NEW YORK – “Ritornato oltre oceano dopo una vacanza trascorsa interamente, e senza accorgersi di nulla, nel centro di Roma, chi scrive è rimasto di stucco nel leggere su un’intera pagina del New York Times la notizia – totalmente inventata – che la capitale italiana si trova da tempo sotto assedio da parte di un esercito di gabbiani. Avete letto bene: gabbiani. Nel frattempo, gente un po’ più seria ha lanciato a Manhattan una iniziativa molto meno fiabesca: uno sforzo su più fronti per far conoscere al pubblico americano, specialistico ma anche no, gli sviluppi della fotografia in Italia durante il periodo che per quanto riguarda le altre arti è chiamato ‘neorealistico’, e che per un intero secolo ormai sono rimasti su un piano mondiale quasi interamente sconosciuti”.
“Nel campo cinematografico, per esempio, è ben nota la reazione in senso sociale, materialistico e spesso marxista che fece seguito a quel fenomeno di astrazione e di disconoscimento della realtà che in periodo fascista fu chiamato “dei telefoni bianchi”. Notissimo, anzi famoso sia in Italia che all’estero fu l’impulso di un ritorno al reale che caratterizzò sia la letteratura che la pittura e arti affini dopo la fine della seconda guerra mondiale. L’arte fotografica è forse la sola che faccia eccezione a questa generale notorietà.
Le iniziative avviate in questi giorni fanno capo a un istituto costituito a Milano alla fine degli anni Novanta, lo ‘Admira’ di via Mercadante, proprio con lo scopo di ovviare a questa lacuna. La prima di esse è una esposizione ‘monstre’ apertasi ieri sera nella galleria d’arte della New York University, la ‘Grey Art Gallery’ che si affaccia sul celebre scenario di Washington Square, con il titolo “Neo Realismo: The New Image in Italy, 1932-1960”.
La mostra consiste di 180 fotogrammi di 60 autori del periodo in questione, tra cui è possibile citare a solo titolo di esempio Cesare Barzacchi, Mario De Biasi, Tullio Farabola, Antonio Gilardi, Nino Migliori, Franco Pinna, Chiara Samugheo, Enzo Sellerio e Arturo Zavattini.
Installata cronologicamente e tematicamente, la mostra è divisa in cinque settori. La prima, intitolata “Realismo nell’epoca fascista” fa testo di una sensibilità realistica anche nell’epoca in cui la fogorafia veniva usata come strumento di comunicazione, generalmente a tinta propagandistica, tra l’autorità di governo e le masse (spesso in condizione di analfabetismo); mezzo di propulsione in questo periodo, l’Istituto Luce; il secondo settore, che ha inizio alla fine della guerra, è intitolato “Povertà e Ricosruzione” e documenta il vigore con cui l’arte fotografica in senso stretto, e non soltanto attraverso i ben noti strumenti della cinematografia e della stampa, partecipò in un contesto di dolore e di rovina allo sforzo nazionale di ripresa, animato da ottimismo e speranza; il terzo settore, “Investigazione etnografica”, in cui si argomenta come l’accento su nuovi aspetti della realtà sociale motivato dalla ricerca estetica abbia contribuito a rinsaldare l’identità e diminuire la fammentazione del corpo nazionale in una popolazione in via di progresso economico; “Fotogiornalismo e Stampa Illustrata”, che ricorda l’esplosiva diffusione dell’immagine fotografica grazie alle nuove tecniche del rotocalco e in analogia alla narrativa “fumettistica”; infine il settore “Dall’arte al documento”, che ricorda la formazione in Italia di circoli dedicati alla discussione degli aspetti tecnici ed estetici dell’arte fotografica.
La mostra, che è stata curata da Enrica Viganò di “Admira”, continuerà fino all’8 dicembre. Altra esibizione dedicata al neorealismo, quella alla Casa Italiana Zerilli Marimò associata alla New York University. Qui sarà accompagnata da conferenze, tavole rotonde e proiezioni sia fotografiche che cinematografiche del periodo neorealista, che costituiscono il secondo “pannello” del programma in corso. Contemporaneamente una mostra-vendita collettiva dal titolo “The New Beginning for Italian Photography, 1945-1965” avrà luogo nella galleria Howard Greenberg, situata nella parte centrale di Manhattan, in conformità allo scopo, sottolineato dalla curatrice Viganò, di valorizzare economicamente l’arte fotografica italiana “nella città che più incide” sul suo mercato a livello mondiale.
Di grande risonanza artistica sarà infine una mostra della fotografia italiana a vasto raggio storico che si terrà tra il 18 settembre 2018 e il 15 gennaio 2019 nel Metropolitan Museum of Art, allestita ad opera della curatrice fototografica del massimo museo newyorkese, Beth Saunders.
Il catalogo della mostra attualmente in corso alla Grey Art Gallery, anch’esso curato da Enrica Viganò, contiene un messaggio augurale del regista Martin Scorsese, che ricorda come il neorealismo abbia costituito “una risposta collettiva umana alle devastazioni e alla tragedia della guerra””.